• Mar. Set 21st, 2021

After Life – Un primo sguardo alla seconda stagione

Grazie a Netflix, abbiamo avuto modo di vedere in anteprima le prime tre puntate della seconda stagione di After Life. E sì, la serie tv scritta e diretta da Ricky Gervais avrà un seguito, che uscirà definitivamente il prossimo 24 Aprile su Netflix, e sarà composta, come per la precedente stagione, da sei episodi da circa trenta minuti ciascuno.

Ricordiamo che la prima stagione è uscita l’8 Marzo 2019, ed ha segnato il ritorno di Gervais alla commedia dopo il suo ruolo da protagonista in The Office della BBC, e dopo esser stato sceneggiatore nel film drammatico britannico Derek che ha anche creato, scritto, diretto e interpretato. Ma torniamo alla nostra recensione che, ovviamente, sarà priva di spoiler per permettere a tutti di godersi appieno questa seconda stagione di After Life.

La prima stagione si era conclusa con il nostro protagonista finalmente conscio di dover ripagare l’affetto, quasi incondizionato, delle persone intorno a lui, e lo ritroviamo proprio in questo percorso di auto-miglioramento e guarigione. Troviamo quindi un Tony diverso, e questa differenza si percepisce fin dai primi tre episodi: è un’inaspettata e più matura consapevolezza della propria condizione di infelicità, e, al contempo, la volontà di migliorare che parte proprio da Tony stesso. Quindi non sono più le persone a lui più care a preoccuparsi di questa sofferenza e del conseguente processo di autodistruzione che potrebbe innescare in Tony, ma è lui stesso che, continuando sulla scia dell’altruismo, cerca di ridare un senso alla propria vita.

La depressione rimane una compagna costante, la rabbia pronta ad esplodere al minimo inconveniente, ma il motto sembra essere diventato “fare un piccolo passo avanti ogni giorno” . Certo, non è facile affrontare questo percorso con la convinzione assoluta di aver perso l’unica persona con cui era bello anche solo il non fare nulla. Grazie ai video che Tony faceva in ogni occasione, abbiamo modo di rivivere i momenti di gioia e tenerezza tra lui e Lisa e capiamo che, nonostante il finale apparentemente felice della scorsa stagione, la sofferenza per la perdita della persona amata è ancora presente. In sostanza, troviamo di nuovo quel giusto cocktail di tenerezza e black humour che abbiamo tanto apprezzato.

Un’altra sostanziale differenza è lo spostamento dell’attenzione sui personaggi secondari. C’è come uno scambio di ruoli: adesso è il turno di Tony risolvere, o meglio, cercare di risolvere, i problemi dei suoi amici e colleghi. Perché sì, nonostante le buone azioni di Tony nella scorsa stagione, la vita è imprevedibile, e i problemi sono dietro l’angolo. Si tratta per lo più di questioni amorose, ma il problema principale riguarda le sorti del giornale per cui lavora Tony e che per molti rappresenta molto più di una semplice rivista locale. Ed è proprio il nostro protagonista ad ergersi a paladino della giustizia per cercare, ancora una volta, di risolvere la situazione. Quindi, come si può concludere in questi casi se non con un bel “Riuscirà il nostro eroe a salvare se stesso e i suoi cari da una, all’apparenza inevitabile, disfatta (emotiva)?”

[AGGIORNAMENTO]

Dopo aver visto i restanti tre episodi che compongono questa seconda stagione di After Life, mi sento di aggiungere delle considerazioni che non avrei potuto fare limitandomi solamente ai primi tre episodi.

Purtroppo i dubbi che avevo all’inizio di questa stagione, sono stati confermati: seppure il sarcasmo di Tony continua ad essere piacevole e dare quel tocco di pepe allo svolgimento delle vicende, la sensazione è quella di una minestra riscaldata, almeno dal mio punto di vista. Nonostante questo, il giusto mix tra lacrime e risate riesce ad intrattenere e attrarre in questo continuo turbine di emozioni. Ovviamente si tratta di una comicità che annulla quanto c’è di buono nelle persone, perché nella maggior parte dei casi si tratta di una messa in scena, un “far buon viso a cattivo gioco”.

In questa stagione, la presenza di un problema reale, che coinvolge buona parte dei personaggi secondari, poteva essere elemento di distinzione e pretesto per dare più sostanza alla trama. Ma vedere un problema così grave a malapena accennato e risolto dopo una puntata con una semplice conversazione, non è esattamente l’esito che ci aspettavamo. Anche perché è proprio il rischio di rimanere disoccupati a far fuoriuscire alcune delle reazioni più sincere da parte dei personaggi secondari.

La stagione ha un finale aperto, il ché può lasciar intuire che ci possa essere un terzo capitolo. Tuttavia Gervais è noto per la sua inclinazione a concludere le serie da lui ideate dopo due stagioni: è stato così per The Office, Extras e Derek. Il comico britannico, infatti, si è reso disponibile per una nuova stagione in caso fosse reclamata a gran voce dal pubblico, ma al momento è prematuro pensarci data la recente uscita della seconda (24 aprile). Ovviamente vi terremo aggiornati sulla questione e su qualsiasi novità a riguardo. Per il resto, trovo che sia comunque una serie di qualità, capace di suscitare diverse emozioni nello spettatore e, andando al di là dell’esagerazione dei modi di essere e degli atteggiamenti dei personaggi, rispecchiarsi in alcune situazioni o anche solo empatizzare.

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