• Ven. Giu 18th, 2021

17 anni – Crudeltà Pura

Dopo tanti anni dall’evento che sconvolse il Giappone e il mondo intero, ovvero il sadico omicidio dell’adolescente Junko Furuta, arriva in Italia la trasposizione manga romanzata del delitto. I fatti non potevano che essere addolciti, vista la crudeltà e l’indifferenza generale con cui si svolsero le vicende, con la reciproca collaborazione e il silenzio di un numero davvero ampio di persone. Seiji Fujii alla storia e Yoji Kamata ai disegni rielaborano gli eventi rendendoli più adatti al pubblico, eliminando le parti più sinistre e cambiandone il vero risvolto; una scelta comprensibile nell’ottica distributiva, essendo la realtà impensabile e marcia in tale intensità da non permetterne il racconto o la lettura, se non a coloro che masticano da tempo storie che sfidano il limite dell’umanità.

La narrazione si innesca dal punto di vista di uno dei giovani liceali coinvolti nel crimine, Hiroki, che prima otterrà protezione dalla banda del possente e prepotente Miyamoto, un bullo conosciuto e temuto in tutto il quartiere per i suoi legami con la Yakuza, e infine si ritroverà coinvolto nel rapimento e nelle torture ai danni di Sachiko, una ragazza sua coetanea. Quest’ultima sarà costretta a salire con l’inganno su un veicolo, solo per puro divertimento e adrenalinica sfida, e portata successivamente all’interno della casa di uno dei sequestratori, lontana dalla propria famiglia e da qualsiasi persona che la potesse soccorrere. Parallelamente a questo vedremo il lavoro d’incessante indagine della sorella gemella Miki, figura non realmente esistente nei fatti di cronaca ma inserita per rendere più lineare e speranzoso il racconto, la quale spronerà la polizia, gli amici e l’intera scuola nella ricerca, tramite un’ampia distribuzione di volantini e indagine incitando i compagni. Sarà proprio questo fattore, nel manga, ad introdurre un filo di aspettativa di liberazione o ritrovamento della povera Sachiko, che nella realtà si è ritrovata completamente sola in mano ad un gruppo di bestie, forti delle loro amicizie criminali, senza alcun segnale di pietà o compassione per la ragazza, togliendole qualsiasi briciolo di dignità. Le vicende degenereranno in stupri collettivi, bruciature e assurde violenze. La giovane sarà obbligata a chiamare i propri genitori, fortemente preoccupati dall’assenza della figlia, per far credere loro di essere via con degli amici e stare bene. A rendere il tutto ancora più agghiacciante è l’età stessa degli aguzzini, che si aggira intorno ai 16/18 anni, dei mostri dalle sembianze di ragazzini. Pare che il gruppo però non sia il solo ad aver portato avanti le continue sevizie; infatti molte più persone erano a conoscenza dei fatti, diverse decine (quasi un centinaio nella realtà), tra bande e singoli, che sono entrati a casa dei malviventi.

L’influenza culturale e tradizionale della società giapponese degli anni ’80 avrà un ruolo cruciale in tutto questo, se si pensa che la madre di uno dei sequestratori, venuta a conoscenza del rapimento, non denuncerà l’accaduto per salvaguardare la propria immagine pubblica e con il vicinato; o ancora, l’intera dirigenza della scuola di Sachiko che cerca in ogni modo di allontanare, una volta venuti a galla gli eventi, qualsiasi attenzione da parte dei media, per evitare che venisse screditato il prestigioso istituto.

Proprio a causa di questa atmosfera omertosa, Sachiko verrà tenuta prigioniera per 44 lunghi giorni, durante i quali verrà ripetutamente stuprata da gente sempre diversa, torturata, seviziata e impossibilitata ad ogni reazione: i fatti di cronaca ricordano come la vera Sachiko, ovvero Junko Furuta, terminerà le sue angosce il 4 gennaio 1989, con una morte violenta e dolorosa, ridotta in fin di vita con delle sbarre di ferro, quando i torturatori sfrutteranno il pretesto di una sua vincita a Majongh, per poi bruciarla viva e gettarla all’interno di un bidone. Il manga si presterà ad un finale alternativo, e fino al termine della storia terrà il lettore col fiato sospeso mentre tenterà di comprendere quale sarà l’evoluzione dei fatti. Le vignette scorrono molto velocemente, grazie anche ad un disegno e ad un tipo di adattamento dei dialoghi che lascerà maggiore spazio ai volti e alle espressioni; la sensazione di occlusione e angoscia non abbandonerà mai il lettore, facendolo immergere emotivamente nella storia, come altrimenti non potrebbe essere. Lo stile artistico del manga, affidato a Yoji Kamata, fa trasparire tutto il talento del disegnatore, ma stona con la crudezza delle sevizie, essendo un tratto che avrebbe reso al massimo per una trama meno spietata.

Hiroki, uno dei quattro assassini sopra menzionati, avrà diverse occasioni per redimersi e consegnare gli altri alle autorità, ne avrà il coraggio? Tutto quello che vedrete non è neppure il 10% di quanto accaduto alla povera Junko, leggetelo pensando a questo e comprenderete l’impatto sentimentale che comporta il manga. Un fumetto da non affrontare a cuor leggero, una storia che ancora fa inorridire.

La copertina del primo volume
Le sorelle gemelle protagoniste
Sachiko tenta la fuga

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