• Lun. Giu 14th, 2021

After Life: molto più di una serie TV

Se anche voi durante questa quarantena non fate che passare da una serie TV all’altra, senza che nessuna vi prenda particolarmente, seguite il mio consiglio e guardate After Life.

Ci scusiamo se questa recensione è uscita dopo l’anteprima della seconda stagione, ma abbiamo avuto dei problemi tecnici con il sito.

Si tratta di una serie televisiva britannica distribuita da Netflix l’8 marzo dello scorso anno, diretta, scritta e prodotta da Ricky Gervais, che interpreta anche il personaggio principale, e la prima stagione è composta da sei episodi. La seconda, invece, uscirà il prossimo 24 aprile e conterà lo stesso numero di episodi.

Trama: After Life racconta la storia di Tony, un uomo di mezza età che lavora in un giornale locale. Dopo la perdita della moglie a causa del cancro, Tony rimane con solo il cane a fargli compagnia in quello che, una volta, era il nido d’amore della coppia. L’uomo non riesce a superare questa perdita e cade in depressione, tenta persino il suicidio e decide da quel momento che la vita non ha più senso, e non ha più senso impegnarsi per qualcosa, essere gentili, essere felici. Man mano che i giorni trascorrono il nostro protagonista diventa sempre più cinico, non gli importa di ferire le persone, perché lui sta soffrendo, e non riesce a sostenere tutto quel dolore.

Tutte le vicende di After Life ruotano intorno a Tony, che ci fa conoscere così le persone che fanno già parte della sua vita (come i colleghi di lavoro), ed altre che, in modo quasi casuale, incrociano il suo cammino lasciando però segni indelebili e riflessioni che porteranno alla “rinascita” di Tony.

Il lavoro di Gervais funziona perché riesce a stabilire un delicato equilibrio tra le vicende drammatiche e quel cinismo dietro cui si rifugia Tony, a cui si aggrappa, ma da cui traspare tutto il dolore che prova.
La domanda di Tony è semplice: che senso ha continuare a vivere quando si perde la persona più importante?
Tony a poco a poco si rende conto che si può andare avanti comprendendo una lezione di vita importante: non si vive solo per se stessi, per la propria felicità, ma arricchisce di più rendere felici le persone che abbiamo intorno. Avete presente il detto “si attirano più mosche col miele che con l’aceto?” Ecco, il senso più o meno è questo. E sono proprio i rapporti umani che lo salvano, che riescono ad alleggerire un poco quel dolore così straziante.

La breve durata delle puntate rappresenta sicuramente una scelta un po’ rischiosa, a mio avviso: sono 6 puntate da circa 30 minuti ciascuna. Se da un lato ha evitato nello spettatore cali di attenzione durante le puntate, o eccessivi utilizzi di fronzoli nella narrazione, dall’altro ha obbligato Gervais ad imporre a determinati avvenimenti un ritmo “innaturale”. Per quanto siano ben descritti i sentimenti e le situazioni, è evidente come in diversi punti l’evoluzione degli stessi appaia troppo veloce. Nonostante questo rappresenti un punto a sfavore di questa serie non ne va comunque ad intaccare il valore generale. Ricky Gervais col suo irresistibile black humor ha fatto decisamente centro, riuscendo ad alternare nello spettatore risate e lacrime nelle giuste dosi.

In chiusura, After Life è una serie da consigliare? Assolutamente sì, perché a differenza di alcune serie che intrattengono, After Life fa una cosa ben più rara: arricchisce lo spettatore.

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