• Gio. Set 23rd, 2021

The Wedding Ring e P.O.E. Project Of Evil: altro orrore targato HODTV

Eccoci con altri titoli direttamente da House of Disaster TV, anzi, questa volta abbiamo avuto modo di guardare un cortometraggio scritto e diretto proprio dai ragazzi di questa piattaforma. Iniziamo proprio con la loro opera: The Wedding Ring.

Si tratta di una pellicola che va ad analizzare un altro tipo di “orrore” che, purtroppo, è reale e presente in tantissime situazioni. Siamo nei pensieri della protagonista (interpretata da Elena Maraniello) che ci rende partecipi della sua vicenda, iniziata con una storia d’amore da favola, ma che, ben presto, si tramuterà in un incubo. Riviviamo insieme alla protagonista la violenza che ha dovuto subire, tramite flashback, mentre la sua voce ci guida verso quello che dovrebbe essere il suo piano, la sua vendetta.

È un cortometraggio di circa 13 minuti, è vero, ma all’interno racchiude un racconto oscuro: quell’anello che ha unito due persone nell’amore eterno, sarà destinato a spezzarle. Le musiche che accompagnano le inquadrature, riescono a trasportarci ancora di più in questo turbine di pensieri, violenze, in cui il vero mostro è l’uomo. Questa pellicola si carica di un grande peso, trattando un tema purtroppo ancora molto presente al giorno d’oggi e, non per nulla, ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui:

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L’altro film di cui volevo parlarvi è P.O.E Project of Evil, un omaggio di 8 cineasti alla poetica di Edgar Allan Poe, in particolare si concentra sul lato horror dell’autore. Si tratta di 7 storie, ispirate ad alcune delle più famose opere di Poe, ed inizia con “Il pozzo e il pendolo” e termina con “La sepoltura prematura”, passando per “Solo”, “Perdita di fiato”, “I delitti della Rue Morgue”, “Il cuore rivelatore” e “Il metodo del Dr. Catrame e Prof. Piuma”. Tutti corti indipendenti, diretti da registi diversi, ma uniti dalla provenienza letteraria da cui prendono ispirazione, e dall’orrore e l’angoscia che trasmettono.

Nel primo episodio, di Donatello Della Pepa, ci ritroviamo in una stanza completamente bianca, asettica, vuota tranne che per il protagonista, che scopriremo essere una sorta cavia. Già dai primi istanti iniziano ad affiorare alcune spiacevoli sensazioni come la claustrofobia e l’ansia che cresce sempre di più anche nel nostro personaggio. Un unico suono, quello di un pendolo che batte incessantemente il tempo, fino a quando le paure della cavia si concretizzano in un buco nero da cui esce una terrificante creatura (piccola parentesi sull’ottima idealizzazione del mostro e make up a cura di Luigi D’Andrea ).

Il secondo episodio è “Solo”, di Angelo & Giuseppe Capasso. Un uomo si ritrova legato ad una sedia nello scantinato della fabbrica di cui è il capo, il suo sequestratore è uno dei suoi dipendenti, vittima dell’umiliazione di un nomignolo irrisorio affibbiatogli. Devo dire che è la storia che mi è piaciuta di meno e, al di là del prolisso dialogo tra i due personaggi, il climax finale con buoni effetti splatter risulta godibile.

In “Perdita di fiato” di Edo Tagliavini, un pornodivo si trova prigioniero della sua carriera, senza poter aspirare ad un ruolo “normale” in altri generi di film. Durante una sua performance, tra l’altro sotto un telo di plastica un po’ come allegoria della sua condizione di prigionia, perde improvvisamente il respiro. Da qui inizia a perdere anche la ragione, e dà inizio ad una sanguinosa carneficina. Lo stile è particolare, quasi interamente in bianco e nero tranne per alcuni dettagli a colori, e l’uso di didascalie come fosse un film muto.

Il quarto episodio è “I delitti della Rue Morgue” di Alberto Viavattene. Due prostitute, madre e figlia, dopo essersi intrattenute con un uomo, vengono aggredite da un energumeno con le sembianze di uno scimmione. Anche qui, una trama semplice ravvivata da scene di violenza, buoni gli effetti visivi ma nulla di entusiasmante.

Passiamo a “Il cuore rivelatore” di Nathan Nicholovitch, che è ambientato in Cambogia ed è la storia drammatica di un uomo e della sua metamorfosi sessuale. Il protagonista parte da uno stato iniziale di annichilimento per poi compiere, tra sodomie omicide e autoflagellazioni, la sua mutazione. La quasi totale assenza di dialoghi non è un elemento negativo, anzi rafforza ancora di più le immagini, per un tema molto potente e difficile da realizzare su schermo.

Il sesto episodio è “Il metodo del Dr. Catrame e Prof. Piuma” di Domiziano Cristopharo. Ci troviamo in Albania nel 1977, ed è proprio Edgar Allan Poe a bussare alla porta di una clinica psichiatrica e ad essere accolto da un giovane elegante. I due si mettono a discutere del loro nuovo metodo di accondiscendenza alle nevrosi dei pazienti. Gli effetti collaterali del vino che beve Poe, danno inizio ad una serie di allucinazioni condite da dialoghi brillanti, e iniziamo ad interrogarci anche noi su quanto sia labile il confine tra follia e sanità mentale. “Suvvia, questi costumi sono un puro ornamento, un sollazzo, un divertimento. D’altronde non possiamo pretendere di nasconderci dietro una banale maschera poiché sono le nostre stesse azioni a definirci”: queste perle, unite all’ottima sceneggiatura e ambientazione, fanno di questo episodio la punta di diamante dell’intero film.

Chiudiamo questo lungo viaggio tra gli orrori di P.O.E con “La sepoltura prematura” di Giuliano Giacomelli. Semplicemente il protagonista è un uomo che si ritrova sepolto vivo in una bara; ha con sé un accendino e una foto insieme ad una donna, e dovrà cercare di uscire con le proprie forze. Al di là della sceneggiatura piatta, l’atmosfera e la colonna sonora sollevano il livello di quest’ultima storia.

Mi scuso in anticipo per la lunghezza dell’articolo, ma ho trovato entrambe le pellicole molto interessanti ed ho voluto analizzare bene gli aspetti che li rendono, a loro modo, dei film da vedere. Il primo, con un tema forte ed attuale, entra nell’animo della violenza reale, che si può nascondere ovunque. L’altro, invece, nella sua eterogeneità, trasforma delle opere letterarie in loro rappresentazioni angoscianti, il tutto in chiave moderna.

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