• Mar. Set 21st, 2021

Siamo giunti alla nuova era DC Panini – Si continua con Lanterna Verde

Quasi tre anni fa, ormai, mi complimentai per come la DC, nella sua passata lungimiranza, fu in grado di recuperare Lanterna Verde dopo una fine gestione New 52 davvero mediocre, al netto dell’eredità Johns. Da quel momento, e da quell’articolo, ne è passata di acqua sotto i ponti, ed è bene vedere cosa è successo sia da un punto di vista narrativo sia editoriale (italiano), perché, come sappiamo, Rw Lion ha perso i diritti di pubblicazione di DC Comics, i quali sono stati raccolti da Panini.

Facciamo un passo indietro quindi, andando a vedere cosa successe dopo il New 52 e fino alla fine di Rinascita, muovendoci poi con un breve sommario al periodo di Grant Morrison, dove si conclude la gestione italiana di RW, fino al momento dell’approdo di Panini come unico timoniere dell’ammiraglia DC in Italia.

Il New 52 è morto, lunga vita al New 52.

Tra le poche cose che hanno davvero funzionato nel lungo periodo editoriale denominato New 52 (il Batman di Snyder e Capullo, la Justice League e lo Shazam di Johns tra i pochi esempi) possiamo tranquillamente annoverare anche Lanterna Verde, seppur limitatamente ai primi due anni, scritti sempre da Geoff Johns.

Quando infatti, successivamente al numero 20, Robert Venditti si è trovato a dover continuare l’epica saga messa in moto dal demiurgo di casa DC (che gli ha lasciato il timone della testata dopo 9 anni di pura emozione), egli ha dovuto fare non poca fatica per mantenere quel livello di qualità a cui Johns ci aveva abituati, senza purtroppo riuscire nell’obiettivo.

Il voler a tutti i costi sviluppare tre anni di storie, su tre binari paralleli (Lanterna Verde, Il Corpo delle Lanterne Verdi, I Nuovi Guardiani, a cui poi va aggiunto Edge of Oblivion), ha sicuramente portato ad un appesantimento generale delle trame, specie della storyline principale, che a volte si rivelava essere anche davvero bizzarra e alquanto ermetica (vd. i vari arcs RivoltaAllarme Rosso e Godhead).

Questo declino nella qualità delle storie ha portato, come logica conseguenza, alla perdita di una cospicua fetta di fan del guerriero di smeraldo.

Con l’avvicinarsi della fine del New 52, Venditti decide di porre in essere quello che poi sarà il prologo a Lanterna Verde – Rinascita, ovvero la trasformazione (parziale) di Hal Jordan in un costrutto di volontà a seguito del suo “tradimento” a danno del Corpo delle Lanterne  (Lanterna Verde 40-56). Nonostante il periodo non proprio roseo, a ridosso della fine del New 52 molte trame furono infatti frettolosamente portate avanti, nello story arc finale, Venditti riesce comunque a gettare le fondamenta del suo primo pieno successo su Lanterna Verde: il cambiamento, interno ed esterno, di Hal Jordan.

Gli ultimi numeri sembrano infatti una lunga carrellata di momenti introspettivi, dal ritorno di Hal a Coast City dal fratello, alla convinzione del personaggio di essere la vera pecora nera del Corpo e non meritare di essere un eroe al pari dei suoi storici compagni e amici. Ma soprattutto è un Hal Jordan che non comprende cosa gli stia accadendo esattamente (complice anche il furto del guanto di Krona, prototipo dell’attuale anello del potere).

Rinascita

Con la fine del New 52, Robert Venditti si trova allora con campo pienamente libero su Rinascita, non dovendo continuare la saga di nessuno se non la sua. Da sempre, infatti, la sua run New 52 è sempre stata considerata una “costola” del progetto ormai finito di Johns

Ai disegni di gran parte di tutti e 50 i numeri (ri)troviamo poi un peso massimo, Ethan Van Sciver, il cui nome è ormai indissolubilmente legato a quello di Lanterna Verde (vedi Lanterna Verde: Rinascita del 2004), coadiuvato da Rafa Sandoval (che riesce incredibilmente a non sfigurare di fronte al Van Sciver), che diverrà poi l’artista regolare.

Ricordiamo giusto un paio di punti saldi concernenti la trama principale di Hal Jordan & The Green Lantern Corps (dato che la seconda serie, Green Lanterns, si focalizza molto di più sulle avventure “urbane” delle altre due Lanterne del settore 2814, Simon Baz e Jessica Cruz).

L’analisi è da considerarsi ricca di spoiler sulla trama principale, per una migliore analisi di quanto realizzato dall’autore.

Il primo capitolo, ovvero Legge di Sinestro (Hal Jordan and the Green Lantern Corps Rebirth 1) si apre con un primo piano non su Hal Jordan, ma su Thaal Sinestro (e su Lyssa Drak, custode del libro di Parallax), il quale lo vediamo palesemente invecchiato e indebolito a seguito dello scontro con i Grigi (ultimo story arc su Sinestro New 52), e anche a causa della separazione dall’entità  Parallax (la quale funge da motore della paura di Mondoguerra al momento).

Tuttavia Sinestro non è uscito a mani vuote dallo scontro, è riuscito difatti nella sua antica missione (approfittando della sparizione del Corpo delle LV), ossia rendere Ordine e Paura le parole d’ordine di tutto il creato, Mondoguerra si trova infatti nel settore zero, dove prima esisteva OA (il pianeta dei Guardiani dell’Universo e QG del Corpo), e senza le Lanterne Verdi il suo Sinestro Corps è libero di perseguire e rafforzare il dominio su tutto l’universo.

Nel frattempo Hal Jordan, sempre più vicino a diventare un costrutto di volontà, riesce in un’impresa quasi divina, dove tutte le altre Lanterne avevano fallito: creare un anello del potere solo con la propria forza di volontà (avendo rinunciato a quello originale in Lanterna Verde 40, diventando di fatto un rinnegato) e conseguentemente recitare il giuramento al fine di ricaricarlo completamente. Peraltro la creazione di un anello da parte di una Lanterna non è una cosa nuova, Sinestro vi era riuscito (seppur temporaneamente e frazionando il suo potere) nei primi numeri del New 52, mentre in più occasioni avevamo visto i Guardiani creare un anello del potere (tra tutti gli esempio si può fare quello in cui Ganthet consegno’ l’anello a Kyle Rayner).

Sinestro avverte la riuscita di questa impresa (cosi’ come il resto delle Lanterne rimaste sulla terra), e conscio del fatto che Jordan stia tornando, decide di far visita un’ultima volta a Parallax con lo scopo di farle nuovamente da ospite, preparando così il tavolo per la resa dei conti con Hal Jordan, il suo più vecchio amico.

I successivi quattro numeri proseguono con Hal impegnano su due fronti, la ricerca dei suoi amici (che non sono a conoscenza del suo ritorno) e lo sradicamento in solitaria del Corpo di Sinestro (egli crede infatti di essere l’ultima Lanterna Verde). Per quanto forte, Hal viene tuttavia sopraffatto numericamente e conseguentemente catturato dal Corpo di Sinestro. Ma ad attenderlo come “carceriere” troverà una sorpresa, egli verrà infatti curato e assistito da una sua vecchia amica, Soranik Natu, ex Lanterna Verde e figlia di Sinestro, la quale è passata dall’altra parte della barricata al solo scopo di cercare di “cambiare” in meglio suo padre (si vedano sul punto i primi numeri della serie Sinestro del New 52).

Il vero cliffhanger si raggiunge però nel penultimo numero (il 6), Sinestro è ormai pronto alla resa dei conti con Hal Jordan e, imbevuto del potere di Parallax, decide di esporsi volontariamente al motore della paura di Mondoguerra, alzando esponenzialmente il potere del suo anello al fine di eliminare una volta per tutte il suo antico amico.

Ma Sinestro non sa ancora della trasformazione di Jordan, egli sottovaluta il suo potere e non sa che pagherà l’errore a caro prezzo.

Se infatti da un lato assistiamo sia alla defezione di Soranik dal Corpo di Sinestro (iniziando a combattere Lyssa Drak) sia al combattimento tra Corpo delle Lanterne (tornato dall’universo in cui era imprigionato nella mini Edge of Oblivion) e Corpo di Sinestro, quello che veramente ci interessa è la resa dei conti fra le due più grandi (ex) Lanterne dell’universo.

E se nessuna dubita del potere di Parallax, lo stesso non può dirsi del potere di Hal, neanche lui infatti sa dell’estensione dei suoi nuovi poteri. Entrambi sono però sicuri di una cosa, questo sarà il loro ultimo incontro. Circa verso metà dell’ ultima parte si scopre però l’estensione del potere di Hal, questo, conscio del fatto del fatto che non sopravviverà allo scontro, inizia lentamente a trasformarsi in volonta’ pura (davvero apprezzata è la colorazione verde dei balloon qui,tesa a dimostrare la trasformazione in entità dello spettro emozionale di Hal) lasciando un Sinestro attonito e visibilmente in preda alla paura.

Jordan sa che questo sarà il suo “ultimo volo“, sa che questa sarà la sua ultima missione e sa che così riuscira a mondare la sua anima da tutti gli errori commessi nel passato, e allora accetta il suo fato senza riserve, rilasciando un quantitativo spropositato di energia ed esplodendo in una sfera di luce verde che lascia poco spazio ai dubbi: Sinestro e Hal Jordan non ci sono più.

Una vera Rinascita?

Questo primo story arc può considerarsi più come la conclusione di un viaggio iniziato ormai 13 anni fa (su Rebirth del 2004) che come una vera e propria Rinascita, perlomeno nel senso utilizzato dalla DC per il suo rilancio globale. Robert Venditti conclude infatti qui quanto iniziato (faticosamente) nel New 52, con un finale a dir poco esaltante.

E’ sicuramente un volume che, all’uscita in Italia (al momento l’arco è contenuto solamente nei primi 8 spillati di Rinascita) merita di essere preso e divorato, tanto dai vecchi fan quanto da quelli nuovi.

Ai primi perchè porta a compimento quasi tredici anni di saga, e altresì perchè riesce far “perdonare”l’autore per le sue prime storie, alquanto dimenticabili e discutibili. Ai secondi perchè pone a questi diverse domande, tra le quali: a) perchè Hal Jordan sembra un’entità dello spettro emozionale; b) dove è finito il Corpo delle Lanterne; c) perchè Sinestro è così vecchio?

Robert Venditti ottiene quindi il suo “anello del potere” dopo un lungo e travagliato addestramento, legando definitivamente la sua penna, ed il suo nome, ad una nuova ed emozionante saga del guerriero di smeraldo.

Ovviamente il lavoro risulta superlativo e pregevole anche anche grazie alla qualità dei disegni stellari e iper-dettagliati di Van Sciver (e anche di Sandoval), che riesce a dare dettagli davvero maniacali a praticamente qualunque scena e in qualunque situazione.

Tuttavia (e questa parte va a completare quanto scrissi tre anni fa ormai) Hal Jordan & TGLC ha poi perso di mordente quasi subito, si potrebbe dire dopo il quarto story arc, ossia Frattura, in cui Soranik decide di abbandonare le Lanterne Verdi a causa di una sorta di watergate spaziale nella gestione di alcuni prigionieri. I volumi successivi invece, tra cui il Crepuscolo dei Guardiani e La volontà di Zod, dimostrano fin da subito una trama in pesante decadimento, neanche poi troppo interessante da leggere, sicuramente piacevole lo stile di Sandoval, ben cresciuto nel corso di cinquanta numeri. Tuttavia quella che era partita come una space opera diventa invec eun gioco politico spaziale, in cui vediamo in secondo piano la missione delle Lanterne nel mantenere ordine e pace (non solo Hal Jordan, ma anche Kyle Rayner, Guy Gardner e John Stewart), ad appannaggio di un precario gioco geopolitico tra Guardiani e Kryptoniani.

E’ col volume sette, quello finale, l’Ascesa delle Darkstars che Venditti chiude definitivamente la sua gestione, spargendo i semi che verranno raccolti poi da Grant Morrison nella sua epica, nonché stranissima gestione.

Il focus riguarda l’ascesa delle Darkstars come sostituti delle ormai fallibili Lanterne Verdi. Pietra angolare di tutta la trama è però il rapporto tra Tomar-Tu, Hal Jordan, Hector Hammond e Zod. Si intravede poi anche un momento che i lettori aspettavano fin da Alla Ricerda della Speranza e Frattura, ovvero il proseguimento dell’amicizia tra Guy e Arkillo delle Lanterne di Sinestro. Ma anche il ritorno dei Nuovi Dei (intravisti nel Crepuscolo). Il finale vede le Darkstars sconfitte (anche se queste sono state scritte da Venditti come una sorta di copia diluita delle Lanterne Rosse), Hal Jordan che finalmente, davvero, si riunisce a Carol Ferris, che non si vedeva da un bel po’ di anni oserei dire, abbandonando l’anello temporaneamente in favore di un finale romantico.

Chi non si vede è però Soranik Natu, che Venditti si sia dimenticato di lei?

Grant Morrison, Liam Sharp e Steve Oliff – La vera Rinascita di Lanterna Verde

Fu il visibilio più totale quando si venne a sapere che lo scozzese più pazzo di tutti sarebbe diventato il nuovo scrittore regolare di Lanterna Verde. Ci fu ancora più clamore quando si venne a sapere che Liam Sharp (e Steve Oliff, vero completamento del comparto artistico) sarebbe stato ai disegni. Ora, la gestione morrisoniana è quasi giunta al termine (Morrison ha sempre infatti detto di volersi occupare di non più di 24 numeri), negli Stati Uniti si è quasi al culmine della seconda stagione, mentre in Italia, a seguito dell’acquisizione Panini, siamo sulla dirittura d’arrivo della prima.

Come definire il lavoro di Morrison su Lanterna Verde senza spoilerare nulla, se non qualche bocconcino qua e là. La risposta è semplice: IMPREVEDIBILE.

Morrison e Sharp confezionano una serie di avventure, in formato talvolta anche di singolo numero (stante la trama comune di sottofondo, specie nel primo volume, ovvero Poliziotto Intergalattico), davvero avvincenti e psichedeliche. Dal wetwork con, e per, i Guardiani, alla scenetta poliziotto buono/cattivo, al momento con Dio, al rework delle Darkstars (che adesso si chiamano Blackstars e risultano avere una componente vampirica), fino all’inside job con Adam Strange con cui si concludono i primi sei numeri. I numeri sette e otto sono però quelli che, a mio avviso, riflettono il punto più alto (dei numeri italiani) raggiunto dalla serie. Il numero sette vede Hal Jordan in una sorta di esperienza “pre-morte” all’interno del suo anello (una storia simile a quella vista nel 2001 su Willworld), al rapporto con Pengowirr (acronimo di Ring of Power) ovvero la coscienza del suo anello e di Myrwhydden, il “male” dentro. Una lunga “lettera” di Hal Jordan al suo vero amore, non Carol Ferris, ma il Corpo delle Lanterne. Il tutto realizzato da un sublime Liam Sharp, molto astratto e onirico (come il suo stile primario ormai fa da sempre intendere, simile ad alcune storie british di 2000AD, radicalmente diverso da quello visto su The Brave and the Bold e, sicuramente, anche da quello della stagione 2 di Lanterna verde).

Il numero otto, ultimo gestito da RW Lion, vede invece il ritorno sulla scena della coppia che scoppia, Hal Jordan e Oliver Queen, in un’avventura-tributo alle storie di Neal Adams e Dennis O’Neill (leggende senza tempo, le cui storie non hanno bisogno di presentazioni, specie quelle legate ai nostri due eroi, ovvero gli Hard Travelling Heroes). Lo script di Morrison rivela qui tutta la sua derivazione (-tributo anch’essa) anche dalle storie di Jack Kirby (Xeen Arrow), non solo dal periodo degli anni settanta della comic age, come affermato sopra. Questo numero è sicuramente uno di quelli che, insieme al sette, va letto, riletto e insegnato. Ed è anche uno di quelli che non ha bisogno di essere spoilerato se non nella sua ispirazione genetica più profonda e nel tema sociale che pare permeare la narrazione esterna (ovvero una drug story ad appannaggio delle elites cosmiche) dato che quella interna riguarda il rapporto di affetto fraterno tra Jordan e Queen (un rapporto ben più vero e onesto di quello di altri personaggi primari DC).

Fine della Corsa, ovvero: L’inizio dell’Era Panini

Come detto sopra, il numero otto sancisce la fine (in tutti i sensi) della gestione editoriale RW sulla DC. La Panini avrebbe dovuto iniziare tutta la gestione della Distinta Concorrenza ad Aprile ma, a causa della pandemia, fu fatto tutto slittare all’inizio di Giugno e, tra i titoli di lancio, abbiamo potuto trovare anche Lanterna Verde. Presente in tre vesti:

  1. Lanterna Verde Alfa, contenente cinque storie dal passato di Lanterna verde, ossia Showcase #22, The Flash #237 [II], The Flash #238 [II], The Flash #240 [II], Green Lantern Secret Files And Origins,
  2. DC Connect – Lanterna Verde, contenente i numeri 9, 10, 11, 12 e l’Annual della prima stagione di Grant Morrison, che fra poco andremo a commentare molto brevemente (per completare l’affresco iniziato sopra). Prezzo, circa 15 euro
  3. Lanterna Verde 1, in versione normale e Museum, con cover city di Francesco Mattina (Torino e la Mole Antonelliana), che inizia col numero 1 di Blackstars di Morrison e Xermanico (già visto su Wonder Woman, anche su questo ci soffermeremo meglio oltre). Prezzo della versione normale: 3 euro

Possiamo dire che per Lanterna Verde il rilancio Panini ha fatto solo che bene, il brossurato DC Connect ha un prezzo davvero interessante ed è un acquisto necessario per poter capire cosa succede nel numero uno dello spillato. Diversa la storia per Batman (come si può vedere in rete, vi son ostati alcuni problemi di traduzioni, nulla di rilevante) o per l’Anno del Criminale (lapsus di traduzione involgente Freccia Verde e Lanterna Verde) o, per cause narrative, su Superman (che risente della necessità di Leviathan, non ancora uscito in Italia). Sul discorso Cover speciali non mi soffermo eccessivamente, essendo un discorso più per i collezionisti e per gli speculatori della domenica. Ottimo, bene dirlo, il lavoro di Mattina sulla cover. Interessante anche il prezzo di lancio dello spillato classico (forse due euro sarebbe stato meglio, come fatto per alcuni titoli Marvel non appena usciti), ma visti i tempi che corrono col prezzario Panini non possiamo davvero lamentarci.

Torniamo alla conclusione della prima stagione di LV di Morrison, o fin dove ce lo permette la run italiana.

Nel numero 9 vediamo Hal Jordan impegnato in una sorta di opera medievale sul pianeta di Athmoora. Viene introdotto il suo alter-ego dall’Universo di Antimateria (Qwa-Man ovvero Armigero-666) e, vista la mancanza di un Corpo delle Lanterne vero e proprio (come indicato nel primo numero, considerata anche la presenza di Nuova OA), Morrison reintroduce il suo Multiverso (già visto in Multiversity) nella veste delle Lanterne Verdi del Multiverso. Dodici Lanterne da dodici Universi diversi (vi è anche una Lanterna Verde chiaramente junky il cui Guardiano è chiaramente ispirato a Grant Morrison) per una minaccia multiversale. Qui Morrison e Sharp raggiungono picchi di creatività e profondità che solo loro potevano raggiungere, e solo perché hanno ricevuto un controllo creativo totale sulla testata. Continua la mostruosità artistica di Liam Sharp. Nel numero undici ritroviamo Carol Ferris, anzi, “Carol Ferris”; mentre nel dodici assistiamo alla chiusura della prima stag…scherzavo, Morrison infatti non chiude la sua stagione col numero 12 (od un 13, come aveva fatto presumere l’anno scorso), ma con una sorta di Interludio-Ponte alla seconda stagione, ovvero Blackstars.

Blackstars, insieme al numero dodici, costituisce la chiusura del wetwork iniziato nel numero uno (su richiesta dei Guardiani), mood totalmente diverso, si tratta infatti (avendo disponibile solo il numero uno al momento) di una mini di tre numeri incentrata molto sull’azione e sull’intenzione di Hal Jordan di “cambiare vita” o “regolare i conti del suo passato”, impossibile parlarne allo stato attuale, toccherà aspettare ancora due mesi per capire se quella promessa accettata nel primo numero avrà dato i suoi frutti o se, forse sempre, Hal Jordan cesserà di essere, come il Corpo (stando alle attuali indicazioni editoriali), un’entità dello schieramento Verde. Cambio anche al timone artistico con Xermanico che da il cambio (solo per la mini) a Liam Sharp. Stile solito e che riflette anche il cambio di intensità emotiva della storia.

In chiusura posso benissimo dire come la prima stagione di Lanterna Verde, quindi fino al numero 12, sia sicuramente da 8.0 su 10, al netto di alcune pagine troppo sperimentali, una scorrevolezza a volte forzata ed una eccessiva verbosità in alcuni capitoli. Per quanto riguarda Blackstars è impossibile, come detto, dare ora una valutazione. Vi lascio però con una preview artistica della seconda stagione (precisamente del numero 3), dove vediamo Sharp sperimentare un altro dei suoi stili, ovvero quello pittorico, riecheggiante alcune produzioni francesi del periodo Heavy Metal piuttosto che 2000AD o Vertigo.

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