• Gio. Giu 24th, 2021

Dylan Dog 666 e La Fine dell’Inizio

Sono passati sei mesi dall’arrivo della meteora che ha sconvolto (si fa per dire) il mondo di Dylan Dog.

Molti fan di vecchia data hanno avuto da ridire sul nuovo Dylan e di come Roberto Recchioni lo avesse rovinato.

In realtà Dylan Dog nonostante il suo grande potenziale, comincia ad invecchiare e sempre meno giovani approcciano il mondo Bonelli e in una fetta minore anche quello dell’indagatore dell’incubo.

Quindi è sbagliato puntare a modernizzare un po’ il personaggio e ritoccare quei minimi dettagli che possono dargli nuova vita? Assolutamente no.

A quanto pare però, e ciò riflette molto la società attuale e specialmente quella italiana, in molti a priori sono andati contro una modernizzazione del personaggio e del suo mondo, partendo nella lettura con pregiudizi ed elevandosi a critici hanno demolito i primi numeri di questo in parte reboot del personaggio.

Allora lasciamo tutto così, nulla cambia e va bene per chi segue già il personaggio e per quelli che approcciando al solito Dylan lo troveranno interessante e cominceranno a seguirlo.

In fondo si dice “sai cosa lasci ma non quello che trovi“, beh forse è meglio lasciare e trovare, in ogni sua forma, qualcosa di nuovo: nel peggiore dei casi si aggiusta il tiro in corsa. Se però non lasciamo il passato al suo posto, ovvero indietro, non potremmo mai sperimentare e migliorare.

Dopo tutto questo sproloquio vi chiederete il perchè e giustamente ecco a voi la risposta: Recchioni, a detta mia che sono giovane, con i primi cinque numeri ha veramente catturato l’attenzione al punto che si poteva liberamente consigliarne la lettura, consapevoli che fosse un prodotto fruibile a tutti e anche ai giovani.

Peccato però che con il sesto numero Recchioni abbia mollato il piede sull’acceleratore e abbia chiuso con un numero semplice, banale e poco studiato.

Avete presente quella regola che porta molti lettori di fumetti, specialmente i comics, ad abbandonare le testate seriali “tutto cambia per non cambiare“? Ecco, Recchioni con questo ultimo capitolo ha confermato e ripetuto la regola. Al netto della risoluzione del caso che può piacere o no, anche se come già detto è un po’ troppo semplice, alla fine questa mini saga andata avanti per sei mesi si è chiusa dandola vinta a chi non voleva cambiamenti al personaggio.

Certo tutto può succedere da qui in avanti dato che non si sa le future storie saranno ambientate subito dopo questo ciclo o più avanti (non vi diciamo di più per non fare spoiler), ma sicuramente i cambiamenti fatti al personaggio sono quasi impercettibili, almeno al momento, e se tutto ripartisse come se nulla fosse questo Dylan Dog 666 sarà stato vano e una grande presa in giro.

Il ciclo di per sè è molto valido, uno dei migliori e sicuramente il miglior modo di iniziare a leggere il personaggio, ed offre molti spunti interessanti. Un piccolo dettaglio che però va giustamente sottolineato, è la presenza di citazioni varie al cinema e fumetti che in alcuni casi sono perfettamente inserite nella trama e sono un cero tocco di classe.

Io quindi, giovane ragazzo che voleva provare a riavvicinarsi (magari in linea definitiva) a Dylan Dog, mi trovo un po’ deluso e non so se questi “cambiamenti” mi abbiano portato a rivalutare questo personaggio: sicuramente però, posso affermare di non aver mai seguito così assiduamente mese per mese per sei numeri di fila la testata di Dylan Dog.

In conclusione Recchioni poteva rivoluzionare di più il personaggio (in modo sensato ovviamente) nonostante questa mini saga assolutamente da leggere: ora ci rimane solamente di vedere nei prossimi numeri quale direzione prenderà Roberto Recchioni.

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