• Gio. Giu 24th, 2021

Bloodshot – Rising Spirit. La Recensione

Recensione dei due volumi Star Comics relativi alla quarta serie di Bloodshot edita in originale da Valiant Comics.

Nonostante abbia già scritto in passato della Valiant (e delle ottime edizioni portate in Italia da Star Comics), mi sembra che ultimamente la Casa Editrice di origine stia facendo qualche buco nell’acqua di troppo. Complice forse una gestione non proprio oculata e zelante del proprio parco testate, una non sufficiente attenzione alle proprie IP, per i propri autori e una insipida ricerca intesa ad imitare il successo dei Marvel Studios. Il recente cambio di proprietà anche pare non aver giovato totalmente (nonostante la DMG Ent. già possedesse il 57% della Valiant). Il problema però già esisteva anche prima, ovvero l’ipertrofica volontà del publisher di voler rinnovare/rebootare le proprie testate dopo solo una manciata di numeri. Ovviamente la “piaga” ha colpito anche Bloodshot (di cui trovate sul sito anche le recensioni della Nuova Serie e di Salvation), il quale diciamo che insieme ad altre testate, come X-O Manowar/NinjaK/Harbinger, è sempre stata qualitativamente elevata. Chiaramente non mi sto riferendo al primo ciclo di Duane Swierczynski (proseguito poi da Christos Cage e Joshua Dysart), che comunque si impose fin da subito come un notevole mix di The Punisher e Wolverine. Il riferimento è chiaramente al successivo ciclo, Reborn, di Jeff Lemire e Mico Suayan, con cui il Lemire ha traghettato il personaggio per quattro lunghi anni (coprendo anche Salvation). Trasformando il personaggio di Ray (il canonico alter-ego di Bloodshot) da il protagonista di una serie action, con risvolti da revenge movie, in una lunga saga introspettiva a tinte da thriller psicologico, culminata da alcune storie davvero eccelse, come la fenomenale Bloodshot Island.

Diverso il discorso per Rising Spirit, serie della durata di otto numeri (già la lunghezza fa capire la mediocrità della serie, come anche fatto presenti da altri recensori in giro per il globo), la quale si presente, stranamente, come un prequel alla prima serie del 2012, antecedente al ciclo di Lemire quindi. Inutile dirvi che per circa 5 numeri su 8 la serie non ha davvero alcuna particolare dote narrativa, nemmeno il comparto artistico si salva, troppi disegnatori troppo diversi fra di loro. Ricordiamo altresì che il recente interesse per Bloodshot, di cui sono anche stati ristampati i primi volumi, nasce essenzialmente dal film di marzo con Vin Diesel (mediocre attore per mediocre film), il quale non ha avuto particolare fortuna, a ben vedere è stato meglio così, forse i tempi non sono ancora maturi per un Valiant Cinematic Universe.

Come detto sopra, per tornare al nostro “splendido fumetto”, si tratta di un prequel, un’occasione (sprecata) per offrire ai lettori esperti uno spaccato sul passato del protagonista, peraltro già offerto dalla run del 2012 e da Reborn, e ai nuovi un ideale punto d’ingresso in questo universo narrativo. Gli autori sono Zac ThompsonLonnie Nadler (già visti al lavoro su Age of X-Man, di non particolare brillantezza neppure quella maxi-serie omaggio all’Era di Apocalisse), Kevin Grevioux (che scrisse Underworld) ed Eliot Rahal (i cui numeri scritti da lui sono forse gli unici che un po’ salvano questa serie). Al tavolo da disegno troviamo Ken LashleyJohn K. Snyder IIIRags MoralesAlessandro MicelliChriscrossJordi TarragonaDiego Yapur e Grey Willamson.

Praticamente tutto il volume ruota attorno alla genesi del Progetto Spirito Nascente, alla prima apparizione di Ray Garrison (l’attuale Bloodshot) e di Angelo Mortalli, un malvivente di bassa lega ucciso durante una rappresaglia contro una famiglia rivale (qualcuno ha detto The Darkness?). Nei vari capitoli seguiamo gli esperimenti condotti al fine di ottenere l’arma definitiva, i tentativi di sovrascrivere e stabilizzare i ricordi della cavia e le devastanti conseguenze che ha comportato gettare nella mischia un assassino tanto letale. Si tratta di un palese rehash dei crismi del Bloodshot del 2012, senza nessuna particolare accortezza ed, anzi, in maniera molto superficiale, quasi solo pallottole e sangue per centinaia di pagine, inframezzate da cambi di disegno e stile fin troppo azzardati (così come azzardata fu l’intera serie). La serie si salva grazie ai numeri 6, 7 e 8 dove viene reintrodotto il caro vecchio Ray e si assiste all’ottima prova di Rahal, che cerca di salvare il salvabile con una storia molto simile a Bloodshot Island, con l’aggiunta dell’ennesima guerra tra esperimenti falliti e killer senza pietà.

Insomma, si tratta di una mezza delusione, sicuramente evitabile, specie per la pessima caratterizzazione di quei pochi personaggi nuovi, o comunque di una scrittura originale e non derivativa al 120%. Chiaro che era difficile seguire le orme dell’approfondimento fatto da Jeff Lemire,  che ha fatto sì che il titolo acquisisse un maggior spessore, andando a completare la preminente vena action della prima iterazione di Bloodshot, ma di certo non c’era bisogno di un risultato che, per usare un inglesismo, può definirsi abysmal. Questo perché si è voluto a tutti i costi fare un reboot assolutamente non richiesto, associando personaggi caratterizzati (in questa istanza) male, per ancorarli ad una storia da b-movie americano degli anni novanta. Perfino il finale sembra forzato e da vittoria pirrica, anche perché non aggiunge nulla che il lettore già non sapesse su Bloodshot. Il che è davvero un peccato, perché la Valiant può dare molto più di così. Vedremo la nuova serie di Bloodshot, di Tim Seeley e Brett Booth, cosa sarà in grado di fare, si spera per più di otto numeri

Voto: 5.5

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