• Mar. Set 21st, 2021

Recensione del terzo volume di Gideon Falls, scritta da Riccardo Gonella

Kept you waitin’, ah? (cit.)

Possiamo finalmente (così come voi) stringere tra le mani il nuovo volume della Bao Publishing dedicato al masterpiece del trittico Lemire/Sorrentino/Stewart: Gideon Falls Volume 3 (contenente i capitoli da tredici a sedici) e con lo stesso entusiasmo che abbiamo riversato nelle recensioni dei primi due volumi (che potete trovare qui: Gideon Falls Vol. 1-2), ci accingiamo (sempre a quattro mani) a dirvi cosa ne pensiamo di questo terzo tassello della storia che – almeno in apparenza – sembra rappresentare la chiusura di un primo cerchio narrativo (ma con l’apertura di uno ben più interessante).

[Alert: come avvenuto per la recensione del volume 2, anche in questa recensione verrà data per scontata la lettura dei volumi precedenti per quanto si tenterà – nel limite del possibile – di essere totalmente spoilerfree. Come diciamo sempre: Uomo avvisato…]

Riassunto (spoiler)

Questa sezione è ovviamente dedicata a chi ha già letto i primi due volumi e serve soltanto a ricordare dove il secondo volume si è interrotto.

I nostri protagonisti sono tornati nel Fienile Nero. O per meglio dire, sono stati invitati.

Dentro abbiamo il primo vero e proprio punto di congiunzione delle due storie. Non c’è un passato, futuro o altre realtà. Ci sono solo Padre Fred e Norton. E Smiling man, ovviamente.

Importanti rivelazioni vengono lasciate cadere sulle nostre teste nelle poche pagine che ci separano dalla fine del volume (alcune prevedibili, altre meno ma nessuna che lasci un retrogusto amaro, anzi…): Norton Sinclair non è Norton Sinclair ma – cosa molto più importante – scopriamo la verità su lo Smiling man, chi è davvero, cosa è davvero o – per meglio dire – come è diventato quello che è.

Veniamo così a scoprire che la storia di Gideon Falls non si estende (solo?) su più linee temporali ma (anche?) su realtà parallele, tutte accessibili grazie all’enorme macchinario inventato dal (vero) Norton Sinclair.

Scopriamo anche che nello spazio tra le realtà non ci sono solo la varietà di mondi che la realtà può prevedere ma anche qualcos’altro, un ulteriore entità particolarmente affamata ed interessata ad entrare in queste realtà.

Il secondo volume si conclude con uno scambio: Fred (senza memoria) nella realtà del (falso) Norton e il (falso) Norton nella realtà di Fred. (Oppure sono nella stessa realtà ma in tempi differenti? Questo non è ben chiaro ma la scelta supponiamo sia voluta).

Il terzo volume ricomincia da lì, non ricominciando da lì.

Nell’occhio del ciclone

Con il capitolo 12, Lemire si toglie qualche sassolino dalla scarpa e ci concede le risposte ad alcune domande che ci hanno accompagnato sin dal primo volume. E’ però con il capitolo 13 che decide di andare più a fondo, ripartendo dall’inizio ma anche dalla fine, o per meglio dire, più avanti. Insomma, Lemire fa quello che Lemire sa fare meglio: il prestigiatore.

La storia di Gideon Falls infatti riparte dal 1886 riprendendo alcune scene già viste nel corso del capitolo 10 ma – a differenza di quest’ultimo – il capitolo 13 ci mostra cosa è successo dopo. La storia è incentrata tutta su Padre Burke, che scopriamo non essere solo un personaggio utilizzato per darci delle risposte da parte di Lemire ma il cui ruolo nella storia si rivelerà quasi essenziale per quanto ci venga mostrato in maniera frammentata.

Nei capitoli 13 e 14 viene approfondita maggiormente la tematiche sulle realtà parallele e di come tutte queste siano in grave pericolo per colpa di Norton Sinclair a.k.a. Smiling man. Capiamo anche che il potere del villain non è infinito e che anche lui ha i suoi black spot (scusate il gioco di parole). Tuttavia, nel buon stile di Lemire, la soluzione ci viene appena tratteggiata, i dettagli sono ancora sbiaditi e le vecchie domande vengono sostituite da nuove e più interessanti questioni.

I successivi capitoli (15 e 16) sono invece incentrati sui nostri già noti protagonisti: Padre Fred e (falso) Norton.

I due personaggi devono fare i conti con lo switch temporale subito alla fine del secondo capitolo, ma entrambi lo faranno affrontando un nemico diverso. Padre Fred dovrà fare i conti con la propria amnesia la quale però non gli impedisce di essere braccato costantemente dai demoni del suo passato di cui Smiling man è pienamente cosciente e non si fa scrupoli a far riemergere dalla frammentata memoria di Wilfred.

Allo stesso modo, (falso) Norton deve fare i conti con una importante crisi di identità e il solo supporto dello Sceriffo Miller che – seppur costantemente respinta – non abbandona (falso) Norton a se stesso convinta che sia il fratello scomparso anni or sono.

Senza voler rilevare troppo di questi due capitoli, quello che ci ha colpiti è come Lemire abbia trattato le storie dei due protagonisti. Esattamente come Padre Fred era il “passato” e (falso) Norton il “futuro”, allo stesso modo i capitoli 15 e 16 sono asimmetrici.

Il capitolo dedicato a Padre Fred inizia connotato da note negative ma termina con un bagliore di speranza raffigurato da una figura amica; allo stesso modo la storia di Norton comincia nella speranza che finalmente lui possa ritrovare se stesso (grazie allo Sceriffo Miller) ma termina con un oscuro presagio (di cui non vi accenniamo nulla essendo anche il finale del volume).

Una scelta narrativa di tutto rispetto che – esattamente come nei volumi precedenti – lascia il lettore sempre scomodo sulla sedia, nella costante sensazione che ci sia qualcosa di nascosto, che osserva, proprio tra le pieghe del volume.

Per quanto il terzo volume rimanga un opera che segue la scia tracciata dai suoi predecessori, si ha la sensazione di essere in un momento di respiro. Una sottospecie di pausa presa dal narratore per darci delle risposte. Precisiamo: il volume contiene comunque delle scene molto forti da un punto di vista visivo e non sarà sicuramente come fare una passeggiata in una prateria.

Ovviamente questa calma non è altro che apparente e guardando tra le pieghe del volume, che tenete in mano, si può già presagire che ciò che verrà dopo sarà decisamente peggio. Vi consigliamo di prendere un bel respiro, perché sospettiamo che non avremo molte altre occasioni simili.

Full steam ahead!

Per chi non lo sapesse “Full steam ahead” è un modo di dire inglese che tradotto è, all’incirca, “Avanti tutta!”.

Il titolo ci è sembrato azzeccato per descrivere l’operato di Sorrentino&Stewart.

E’ difficile fare ulteriori commenti su questo duo artistico, in quanto molto è già stato detto nelle precedenti recensioni. Eppure non possiamo che rimarcare l’encomiabile lavoro cui ci stanno abituando questi due artisti.

Le soluzioni artistiche che ci vengono proposte sono sempre molto ispirate e mai scontate. L’utilizzo di diverse forme geometriche, in alcuni casi sovrapposte, perfettamente armonizzate tra loro, tiene incollati al volume quasi quanto la storia che contengono e rappresentano.

Se le osservate bene troverete anche il richiamo di idee già utilizzate nei primi volumi (uno salta all’occhio, ma diteci nei commenti se ne avete visti altri!). Ovviamente non sono escamotage dettati da una mancanza di idee, ma veri e propri parallelismi. Autocitazioni tutt’altro che autoreferenziate. Sono l’ulteriore conferma di quanto Lemire sta cercando di comunicarci fin dal primo volume: tutto è connesso.

Osservati alcuni dei disegni e la loro piena ispirazione, non ci stupiremmo di rivedere questa opera magistrale anche su “altri schermi”, seppure non nel breve periodo (Dark is blinking).

Conclusioni

Tutte le parole spese poc’anzi devono trovare una conclusione: esattamente come detto in incipit, è necessario chiudere il cerchio e dare un parere finale di questa opera.

Come abbiamo lasciato intendere questa opera sembra rappresentare un ponte (per Terabitia?) verso il prossimo arco narrativo.

Non a caso Lemire scioglie qualche nodo iniziando a darci qualche rivelazione in più. Come si suol dire “fa tirare il fiato” che in una opera horror come Gideon Falls non può che essere una boccata d’ossigeno in una apnea lunga ore. Eppure è una boccata di aria putrida (per modo di dire), dato che il finale lascia già intendere come questa fase di apparente calma, sia per l’appunto apparente e – molto probabilmente – una delle poche di cui potremo “godere” lungo il prossimo arco narrativo di questa storia (ovviamente ciò non deve essere inteso come un difetto).

Da un punto di vista artistico, questo terzo volume rimane nella linea di tendenza già tracciata dai suoi predecessori. Le soluzioni artistiche rimangono di altissimo livello. Sorrentino continua a deliziarci con uno stile cui siamo stati abituati nei primi volumi ma del quale non vogliamo e non possiamo farne a meno. Il tutto – come sempre – culminato da Stewart ed al suo magistrale utilizzo del colore rosso (“vero” protagonista di Gideon Falls).

In conclusione, Gideon Falls si dimostra – per la terza volta – un prodotto di altissima qualità sotto tutti gli aspetti e – di conseguenza – dobbiamo ringraziare per la terza volta (e sicuramente non sarà l’ultima) la nostra cara Bao Publishing per averci permesso di tornare a Gideon Falls, ancora una volta.

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