• Lun. Giu 21st, 2021

The Vigil – Non ti Lascerà Andare

The Vigil è il debutto alla regia e alla sceneggiatura di un lungometraggio per Keith Thomas, che si mostra come una promessa del cinema dell’orrore prendendo a piene mani dai classici, non senza peccare in alcune scelte… ma andiamo per ordine.

Il film è completamente incentrato sulla cultura ebraica e nello specifico sulla figura dello shomer, che tra i suoi compiti ha quello di vegliare la prima notte sui defunti per accompagnarli alla pace. Questa figura può essere ricoperta da un parente diretto o da una persona esterna scelta dalla comunità. Il nostro protagonista è un ebreo che si è allontanato dalla religione, senza lavoro, che si ritrova in un centro di recupero per provare a riprendersi dopo un forte trauma subito di recente.
Finito uno degli incontri, davanti il locale c’è un rabbino che lo convince, con una ingente somma di denaro, a fare da shomer e di passare la notte nella casa del defunto, abitata solo dalla vedova malata di alzheimer.

Qui ha inizio l’incubo personale del nostro Yakov che si ritrova a combattere un’entità maligna (chiamata Mazik) in cerca di una nuova anima in pena da consumare dopo aver lasciato quella del defunto. Il nostro demone ha la testa sempre girata completamente indietro, a guardarsi alle spalle, e infatti agisce sulle sue vittime riportando a galla tutto il dolore del loro passato. In questo il film vince: un film lento, di quelli che piano piano ti entrano dentro aumentando sempre di più la sensazione di disagio e inquietudine. Escamotage classici come i capelli tirati fuori dalla gola, la vedova anziana che spunta fuori in posti inaspettati e che mette in guardia il ragazzo sulla forza del demone vengono gestiti bene senza cadere nel banale del jumpscare ad ogni costo. La musica la fa da padrone con una composizione potente e non messa lì solo per farci sobbalzare dalle sedie, ma per accompagnare la pellicola in ogni sua sfaccettatura, preferendo il silenzio dove necessario.


Ma passiamo alle note dolenti e quello che per me maggiormente penalizza la pellicola. Una fotografia votata al nero fa perdere di intensità, un nero esagerato e che nasconde le varie figure che perseguitano il protagonista. La lenta caduta negli inferi avrebbe meritato una visione completa e chiara di cosa stesse divorando la sua anima, l’assenza di veri jumpscare aumenta l’inutilità di una scelta del genere per un film psicologico, non moderno e veloce ad ogni costo. Ho provato, personalmente, vero fastidio in alcuni frangenti non riuscendo a capire cosa stesse effettivamente succedendo. Un vero peccato che va ad intaccare la bellezza dell’intero operato di Keith Thomas.

Quindi in conclusione il film va a colpire i punti giusti presentandoci l’orrore della possessione demoniaca, parlando della lotta con il passato, con i propri scheletri e toccando lievemente i temi della religione ebraica. Un film di cui consiglio la visione, anche se troppo buia, e preferibilmente al cinema.

Francesco Foschini

Amante di cinema sin dalla prima adolescenza cerco sempre film che mi diano emozioni forti e mi facciano sentire vivo. Canto anche nella band posthardcore I MAIALI.

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