• Lun. Giu 14th, 2021

Ascender – La Recensione in divenire

Verso l’Ascensione

Jeff Lemire, insieme a Dustin Nguyen, ritorna alla scoperta della sua galassia, anni dopo Descender, il nostro esplosivo duo torna a scrivere di universo senza più tecnologia, più libero dalle costanti tecnologiche del precedente macro-capitolo, un po’ meno dal punto di vista delle società universali.

Se con Descender si chiudeva un cerchio, una metafora riguardante la vita e la disillusione, con Ascender ritroviamo sicuramente vecchie conoscenze, ma si tratta di un mero viatico verso nuove possibilità, non toccate dalla corruzione della vita. La protagonista, Mila, è infatti la figlia di Andy, che “forse” vi ricorderete per tutta la saga di Descender. Ascender, che si svolge (non è detto esplicitamente ma basta guardare all’avanzamento dell’età di Andy) circa 10-15 anni dopo la prima, prende infatti come proprio punto nevralgico la nostra Mila, innocente e pura, scaraventata in un universo che di innocenza e purezza manca totalmente, così come manca di piena umanità. La missione di Mila, lo si ricorda anche per i neofiti, riguarda la ricerca di TIM-21 e della razza robotica, entrambi spariti dopo gli eventi di Descender. A fare da contraltare alla sparizione delle machine vi è la ricomparsa della magia e di alcuni antichi e primordiali usi e costumi.

Ed è proprio qui che fa il suo ingresso la Madre (Arco narrativo 1, La Galassia Infestata), antagonista che si pone benissimo come entry point villain anche per coloro che non hanno mai letto Descender. Come detto, non vi è tecnologia, ma solo magia; non vi sono navi, bensì draghi; dove non vi è vita vi è parola. Evidente l’avvicinamento a progetti cinematografici come The Road, Book of Eli e anche, non cinematografico, Saga. Il primo volume ripercorre, tra i numeri 2 e cinque, la storia compresa fra la fine di Descender e i fatti di Ascender, con ovviamente dei volti familiari per tutti i fan della saga. Questo primo volume non si risparmia da un punto di vita di intensità e di relationship building, nello specifico è il quinto volume a brillare sopra tutti gli altri. Un colpo di scena uno dietro l’altro, per non parlare delle ultime tre pagine, tocca lodare Lemire per il come ha imbastito il tutto, tutto che sarebbe stato solo parziale senza l’essenziale apporto di Dustin Nguyen. Ma questo già lo sapete. Il volume si conclude nel più classico dei modi, terminato l’entry build, la storia si dipana verso lo sconosciuto ed il mistico, verso l’oscuro e l’infinito. Verso l’Universo.

Il secondo volume (Il Mar Morto) riprende immediatamente dalla conclusione del primo volume, tristezza e sgomento inclusi.

Verso le stelle

Il secondo arco narrativo continua, ed anzi espande, l’opera certosina di lore building di Jeff Lemire. L’Autore infatti muove questo arco narrativo su tre differenti trame, quella di Mila, quella del flashback (o dei flashback) e quella di Andy, sicuramente la più dura e toccante di tutte quelle fino ad ora vista. Questo arco approfondisce ulteriormente anche il rapporto tra la Madre e le sue “simili” (ancorché gerarchicamente sovraordinate), nonché i rapporti storici cronologicamente esistenti tra queste. E’ sicuramente l’inizio di una sotto-trama più ampia, come certamente viene lasciato intendere nei numeri 7 e 8 di questo secondo volume. Si ha anche un cambio di ritmica a cavallo tra i numeri 9 e 10, nello specifico con riferimento alle avventure del trio composto da Telsa (vecchia conoscenza), la sua “amica” e Mila, simbolizzato nel taglio di capelli e nella “presa di conoscenza” del fatto che nulla sarà più come prima. Come si diceva sopra, è sicuramente il binario narrativo di Andy quello più struggente e toccante, molto alla man without fear di Milleriana memoria. Ovviamente non si possono sottacere le connessioni tra questo volume, il finale del numero precedente e tutta l’architrave di Descender, sarebbe sciocco ed errato, ma anche il mero neofita sarà in grado di cogliere, grazie al sapiente lavoro di Lemire, tutto il lore anteriore ad Ascender. Questo secondo volume ancora non porta però i nostri protagonisti nello spazio, ma ci lascia con una promessa, un patto per un futuro più grande e infinito. Ma non solo, ci restituisce anche un’altra faccia conosciuta ai lettori di Descender.

Driller.

Volendo gettare lo sguardo un po’ più avanti, verso lidi ancora inesplorati (ovvero verso l’attuale pubblicazione americana), l’arco narrativo ancora in corso (Il Mago Digitale) rivela un numero esponenziale di colpi di scena, colpi che proiettano (e per i lettori italiani, proietteranno) la serie verso vette elevatissime, da un punto di vista qualitativo senza ombra di dubbio. Assisteremo a ritorni “dalla morte”, ad abbracci “con la morte” e alla riscrittura del concetto “della morte”. Ma, soprattutto, ritornerà un altro personaggio della prima serie, a voi immaginare a chi ci si sta riferendo.

Restate sintonizzati per l’aggiornamento di questa recensione.

Due parole di chiusura

Questa recensione di Ascender vuole essere un esperimento, ovvero una recensione in progress, in modo da permettere al lettore curioso di avere tutto il punto di vista della trama in un unico, comodo, articolo. Senza doversi ogni volta muovere alla ricerca degli altri frammenti del puzzle.

Fino a questo momento il giudizio è enormemente positivo, diversamente dal lenta scorrevolezza di Descender, Ascender è un campione di ritmica narrativa e sequenziale. Lemire crea e organizza sapientemente una trama multistrato, alternando momenti intimi a sequenze di azione. Momenti urbani ad extraurbani. Storie di vita a vite spezzate. Tecnologia e magia, nulla di originale se poi andiamo a vedere, una storia molto simile a The Longest Journey (nel dualismo magia e tecnologia), ma, comunque, figlia putativa di altri medium artistici e narrativi. Perché anche questo va detto, vi è ben poco di originale in Ascender (così come in Descender), non sarebbe giusto sottacere questo aspetto, così come non sarebbe giusto non dare respiro a quelle critiche che classificano Ascender/Descender come opere fin troppo derivative, e mai il giusto riconoscenti, nei confronti del materiale sorgente di riferimento. Vedremo come finirà Ascender, se sarà giusto il percorso o se finirà per essere un clone di Saga.

E’ giusto spendere anche due parole per Dustin Nguyen, la vera punta di diamante infungibile di Ascender (e Descender), senza di lui, infatti, probabilmente la prima serie non sarebbe mai decollata e questa, attuale, non avrebbe mai avuto la luce. Il tratto dolce, pittorico, acquerellato, trova la sua giusta e doverosa collocazione in un racconto che, per quanto duro possa essere, assomiglia quasi ad una fiaba pennellata dal più sapiente dei maestri e narrato dal più savio dei narratori. Ascender è un capolavoro in divenire, ben oltre Descender. Ennesima prova di quella fucina di talenti chiamata Image Comics, la quale ben presto, sicuramente, surclasserà le due majors in quanto a qualità e diversità. Ma non solo, la Bao, con Ascender, riconferma il sodalizio con la Image e i suoi autori più di punta. Un sodalizio che, a noi lettori, non può far altro che piacere.

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