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Paolo Conte, via con me – Sulle Ali del Jazz

posted by MARTINA FRATTINI on SETTEMBRE 25, 2020

Via con me (2020) è un docu-film biografico diretto da Giorgio Verdelli e presentato come evento speciale alla 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Devo essere sincera, avevo già sentito parlare di Paolo Conte come cantautore italiano ma il tutto si è sempre fermato lì, non sono un’amante del Jazz e la mia cultura musicale in quella direzione è assai scarna.

Ero riluttante al pensiero della visione proprio perché non abituata al contesto biografico di questo cantautore italiano in particolare, anche se in realtà mi sono ampiamente ricreduta. Ho avuto il piacere di fare un bel viaggio nella vita di questo eclettico artista, di questo poliedrico personaggio, in primis avvocato, che poi si è trasformato in vero e proprio musicista.

Nel 1974 ha deciso di abbandonare la professione giuridica per dedicarsi con tutte le sue forze all’arte, e non solo a quella musicale dato che è anche uno stimato pittore astratto. È stato anche compositore di varie canzoni famose scritte per altri artisti ed è anche colui che insieme a Fabrizio De André ha conseguito il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con ben sei Targhe e un Premio Tenco. Ha inoltre ricevuto un Premio Chiara nell’apposita sezione Le parole della musica.

Paolo Conte è nato ad Asti il 6 Gennaio del 1937, il padre è un notaio con la passione per la musica, che battezza da subito i figli ai primi rudimenti del Jazz, fin da giovinetti. In seguito si diplomerà al liceo classico per poi conseguire una laurea in giurisprudenza, senza naturalmente accantonare la musica, ma anzi si troverà ad ampliare i suoi orizzonti imparando a suonare il trombone e il vibrafono. In particolare, entrando in un complesso che suona per lo più jazz, si troverà a partecipare a qualche concorso per complessi emergenti. Negli anni ’60 fonda un nuovo gruppo, il Paul Conte Quartet in cui il fratello Giorgio Conte si trova a suonare la batteria, ed è proprio in questi anni che si affaccia al mondo della musica principalmente come autore di testi per altri cantanti. In particolare ci tengo a citare il primo brano di un certo spessore ovvero “Chi era lui” inserita e cantata da Adriano Celentano nell’album “La Festa” ed è presente nel lato B del famoso 45 giri “Il ragazzo della via Gluck“. Le collaborazioni fra Celentano e Conte non si fermano qui, si occuperà anche del duetto fra Celentano e la moglie dal titolo “La coppia più bella del mondo” e soprattutto con AZZURRO, il cui testo è firmato da Vito Pallavicini, paroliere con cui il musicista inizierà un’importante collaborazione che durerà per tutti gli anni sessanta. Azzurro resta sicuramente la canzone italiana più famosa tant’è che ha spodestato nel 2007 un altro successo quale Nel blu dipinto di blu di Modugno. Altre canzoni famose che portano la firma di Paolo Conte sono Insieme a te non ci sto più cantata da Caterina Caselli e Tripoli 1969 per Patty Pravo. Altra canzone molto famosa è Messico e nuvole portata al successo da Enzo Jannacci ritenuto dallo stesso Conte uno dei cantautori italiani più bravi di sempre e citato nei suoi ricordi in questo documentario sia tramite il figlio di Jannacci con gli stessi ricordi piacevoli dell’amicizia con Paolo Conte. È nel 1974 però che dà una svolta alla sua vita e anche alla sua carriera, con la produzione del primo 33 giri uscito con il nome di Paolo Conte. Qui inizierà in definitiva la sua carriera di cantautore dove scriverà i testi per le proprie canzoni. Nel 1979 esce il successo “un gelato al Limon” che lo farà finalmente arrivare al successo e agli occhi del pubblico per il paroliere eccentrico e mai uguale quale è. Si può per altro dire che abbia cambiato il modo di cantare aggiungendo elementi in più alle sue performance, come ad esempio l’uso dello scat ovvero l’imitazione con la voce di strumenti musicali e fraseggi ripetuti per rimarcare il suono. Altro marchio di fabbrica che contraddistingue Conte nella sua carriera è l’utilizzo del kazoo che è un piccolo membranofono di origine africana in cui si canta, questo particolare inserimento di un tale strumento inusuale ha reso le sue esibizioni dal vivo indimenticabili (basti pensare al famoso za-za-ra-zzaz di Bartali o più avanti al du-du-du-du di Via con me).

Negli anni ’80 famosa è la serata al Club Tenco organizzata in onore di Paolo Conte, è una sorta di ventiquattro ore no-stop dal particolare titolo di “Contiana”. È il primo importante riconoscimento nei confronti dell’artista in cui approfitta anche per presentare il suo nuovo album che si intitola Paris Milonga. Sul palco dell’Ariston sale Roberto Benigni che a sua volta omaggia il musicista, cantando un brano dall’ironico titolo Mi piace la moglie di Paolo Conte, tale aneddoto viene proprio nominato e riproposto dallo stesso Benigni che lo ricorda con profondo affetto e divertimento. Tale evento è solo ciò che precede uno degli album più conosciuti del repertorio contiano, e anche grazie alla canzone Via con me, che a suo tempo riscuoterà un ampio successo sia di pubblico che di critica. Nel 1985 invece con il terzo album in uscita dal semplice nome di Paolo Conte aprirà la strada al nostro artista verso lo scenario internazionale, verso il pubblico francese, quella Francia che già sentiva vicina come cultura e luogo d’ispirazione. Per il cantante hanno inizio una serie di lunghe tournée all’estero, lo porteranno ad esibirsi nei due anni a seguire in Canada allo Spectrum di Montréal in Francia, poi altre tre settimane all’Olympia di Parigi, nei Paesi Bassi e in Germania. Altre tournée invece sono divise fra Belgio, Austria, Grecia e Spagna . Importanti sono anche i due spettacoli al Blue Note di New York storico tempio della musica jazz. Gli anni ’90 come gli inizi del 2000 sono molto produttivi per Conte, amato dalla critica e dal pubblico, nel 2003 gli verrà anche conferita la laurea honoris causa in lettere moderne dall’università di Macerata e invece nel maggio del 2007, riceverà dall’Accademia delle belle arti di Catanzaro la seconda laurea honoris causa ma stavolta per i suoi dipinti per «la conclamata competenza nel campo della pittura», secondo quanto comunicato il giorno della cerimonia. Nel 2020 in occasione del lockdown per il Covid19 è scelto dal Ministero degli esteri per diffondere nel mondo un messaggio video di promozione della cultura italiana assieme ad Andrea Bocelli, Renato Zero, Alberto Angela, Mezzotono, Tiziano Ferro, Massimo Ranieri e Mario Biondi. Per quando riguarda la vita privata di Paolo Conte non si ha da dire molto dato che è un personaggio estremamente riservato, sappiamo che è sposato con Egle dal 1975 e che non hanno mai avuto figli.

Un viaggio che snocciola la carriera di questo artista senza infastidirlo, è infatti una delle poche volte in cui si è fatto intervistare essendo di natura schiva e poco incline a raccontarsi, ma non è solo in questo viaggio, la voce narrante in primis è quella di un suo fan Luca Zingaretti che non riesce a nascondere la sua ammirazione per il cantautore. In questo film Giorgio Verdelli non è nuovo al cercare di far trasparire passioni e sentimenti in film su grandi cantanti, cosa che appunto ha già fatto con Pino Daniele. Altri personaggi più o meno famosi che si sono prestati a raccontare piccoli aneddoti o anche solo a ricordare ciò che la musica ha sopperito alle parole sono Roberto Benigni già citato, Vinicio Capossela, Caterina Caselli, Francesco De Gregori, Stefano Bollani, Giorgio Conte, Pupi Avati, Luisa Ranieri, Renzo Arbore, Paolo Jannacci, Vincenzo Mollica, Isabella Rossellini, Guido Harari, Cristiano Godano, Giovanni Veronesi, Lorenzo Jovanotti, Jane Birkin, Patrice Leconte, Peppe Servillo. Al cinema solo il 28, 29 e 30 Settembre, fatevi trasportare anche voi dal ritmo sofisticato del jazz.

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