• Mar. Set 21st, 2021

SaldaPress ci riporta nel pantheon dei titoli adrenalinici con una storia d’azione e sparatutto firmata Robert Kirkman e Marc Silvestri per Image (Skybound). Tuttavia, e questa è una prassi risalente addirittura ai fasti della prima Image (post 1992), solamente il soggetto è di questi due autori, essendo Kirkman investito totalmente in altri progetti, di cui in settimana arriverà la recensione del suo ultimo progetto, e Silvestri è troppo impegnato a tirare avanti la Top Cow da quell’abisso chiamato “incapacità di adeguarsi al mercato ed evolversi” che ormai la sta attanagliando da fin troppo tempo. Senza contare che, anche volendo, Silvestri è sempre stato più disegnatore che scrittore (anche negli anni d’oro con Cyberforce/The Darkness/Witchblade), mentre Kirkman pare ormai avviatosi definitivamente alla scrittura solo dei soggetti, piuttosto che anche le sceneggiature.

Hardcore, infatti, non è per nulla diverso da quanto brevemente esposto qui sopra. La storia di questo primo volume è opera di Andy Diggle, autore non nuovo a questo genere di produzioni, mentre i disegni sono dell’italiano Alessandro Vitti coi colori di Adriano Lucas.

Iniziamo subito a dire che la storia non brilla certo di originalità, una meta-spy story con innesti sci-fi e di nanotecnologia, a cui si accompagna una progressione di trama seriale al punto da immaginarsene una serie tv in futuro. Assolutamente nulla di nuovo. Ma il problema sta proprio nella ridondanza di alcuni elementi alla base della trama, ivi compresi i villains di turno. Certo vi sono ben più che alcuni guizzi di originalità nei cinque numeri che compongono la serie (sui dieci totali, gli ultimi cinque saranno parte del secondo volume, chiamato Reloaded), ma la derivatività non toglie smalto ad un titolo che sa intrattenere e divertire, ma che assolutamente non va oltre la prima lettura. Nel senso che, come molte produzioni attuali, non sconto l’effetto di una rilettura obbligatoria. Ma questo non è necessariamente un male, tuttavia rende il prodotto finale un pò troppo prono ad un effetto di “dimenticabilità” facile. Un po’ come quella ragazza carina, brava, ma fondamentalmente insipida. Volendo traslare questo para-giudizio su Hardcore si potrebbe dire tranquillamente che questa storia non possa andare olre il 7 su 10 come votazione.

E’ un lavoro qualitativo? Si, è un titolo in grado di regalarti una mezz’ora di lettura interessante? Certamente. Ma finisce qui, ed è proprio questa l’impressione che ha restituito non solo a chi sta scrivendo questa recensione, ma anche ad altri soggetti che hanno avuto modo di leggere questo primo volume, ovvero: bella storia ma dimenticabile sul lungo periodo.

Facciamo giusto una breve sinossi non spoilerosa. Due cosa, di base: la prima è che abbiamo il cd. progetto Hardcore (che ricalca molto il progetto Bloodshot o Rising Spirit per certi versi), è programma sperimentale segreto di una branca dei servizi segreti americani, capace di adattare la tecnologia dei droni alle persone. Tramite l’inserimento di un dispositivo di controllo all’interno del corpo di una persona, qualunque persona, un soggetto (chiamato “pilota”) può riuscire a comandare questo individuo, spegnendone la coscienza ed avendo a disposizione la perfetta macchina da guerra, obbediente e infima. Si tratta essenzialmente di robot telecomandati da remoto (mi viene in mente un paragone coi terroristi indottrinati, ma lasciamolo da parte per il momento)

Un esempio delle potenzialità di questa soluzione è dato dalle prime pagine del volume, dove possiamo osservare i membri di una claque mafiosa interagire amabilmente fino a quando, durante una riunione con i massimi vertici della sua banda, uno di loro improvvisamente attacca violentemente i presenti. Nonostante una non indifferente stazza, questo corpulento gangster riesce a sgominare la resistenza dei sorpresi malavitosi, arrivando al punto di lanciarsi da una finestra, avvinghiandosi in un mortale abbraccio con il capo della famiglia criminale. Peccato che a metà della caduta, questo feroce “assassino” torni ad esser un semplice scalzacane che si sorprende di esser in caduta libera verso la strada sottostante, tra le altre cose. Qui si evincono le potenzialità del progetto Hardcore (quello della trama). Un controllo remoto perfetto e totale.

Sarebbe sorprendete anche per noi, se non avessimo visto come in realtà questo malcapitato criminale non sia che l’ultimo inconsapevole agente del progetto Hardcore. Secondariamente, abbiamo l’agente Drake, ex pilota di droni per l’esercito che ora ha messo la sua competenza al servizio di questo progetto segreto. Drake è la punta di diamante del programma, una rilevanza che l’agente ben comprende e a cui reagisce con un atteggiamento spavaldo e da duro. Anche qui, una cosa che fa storcere il naso è forse l’eccessiva natura cookie cutter della narrazione e dei personaggi, tutto molto gimmick nella sua interezza, sceneggiatura e leitmotiv compresi. Quasi un semplice compitino di stile, si sente l’influenza di Silvestri su questo aspetto (probabilmente di linea guida).

Questa sicurezza viene messa a dura prova quando durante un’apparente missione di routine, Drake rimane intrappolato dentro il corpo di uno di questi droni umani. Il progetto Hardcore viene attaccato dall’interno, e Drake ha una sola speranza per sopravvivere: rimanere all’interno della macchina con cui comanda i droni. Se abbandonasse questa protezione, sarebbe immediatamente ucciso, ma la sua vita è messa in pericolo dalla stessa tecnologia che al momento lo protegge. Drake, infatti, può rimanere all’interno di un drone solo per 72 ore, prima che il dispositivo di controllo si biodegradi nel corpo ospite, causandogli un aneurisma cerebrale. A Drake resta quindi una sola possibilità: tornare alla base e sconfiggere i suoi aguzzini in poco tempo, entro tre giorni! Essenzialmente ricorda anche alla lontana l’intera architrave narrativa di Matrix, perlomeno nei modi per entrare nella matrice.

Il comparto artistico

Inizio col dire che non mi è mai piaciuto lo stile di Vitti, c’è però da dire che è un ottimo artista, che qui fa una egregia prova. Tavole cinetiche, super dinamiche, violenza e sangue ovunque. Il tutto imbastito in una sorta di storytelling motion molto cinematografico (come vorrebbe Kirkman). Apprezzabile il “dialogo” tra le varie vignette e, perciò, anche la scorrevolezza e la ritmica della narrazione. Unito, il tutto, ad una buona palette di colori, decisiva per il tipo di racconto portato avanti da Diggle e compagnia cantante.

In conclusione, come detto sopra, Hardcore è un titolo piacevole, che potrà regalarci 60/90 minuti di lettura adrenalinica. Ma sicuramente ve lo dimenticherete dopo poco, a maggior ragione se pensate che il secondo volume ha totalmente un altro team creativo dietro, ed i cambi non sempre sono positivi. Ma noi lettori di fumetti questo lo sappiamo bene.

7/10

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