• Mar. Set 21st, 2021

Suburra 3: Chi è veramente a comandare?

Eccoci, finalmente siamo alla fine dei giochi, la terza ed ultima stagione di Suburra sta per arrivare. Esattamente ieri, (lunedì 19 Ottobre) Netflix ci ha dato la possibilità di vedere questa serie in anteprima e l’ho divorata in un pomeriggio. Ora, non so quando leggerete di preciso questa recensione, ma sappiate che io la sto scrivendo il 20 Ottobre.

Prima di parlare della terza stagione, facciamo un recap sulla seconda: Aureliano Adami e Alberto Anacleti sono stati traditi da Cinaglia, perdendo quindi la possibilità di scavalcare Samurai sul progetto del porto. Oltretutto il loro amico Lele si suicida perché stanco di questa vita e dei continui ricatti. I due protagonisti rimasti si trovano, dunque, a dover fare fronte nuovamente alla minaccia di Samurai e al risveglio dal coma di Manfredi Anacleti. Questo il punto fino ad ora.

Fatto il doveroso recap, parliamo della terza stagione che, esattamente come le prime due, convince… e convince parecchio. Durante tutto il corso di Suburra siamo stati abituati ad un certo livello di qualità, tanto nelle interpretazioni quanto nella scrittura di storia e sceneggiatura. Ma andiamo un pochino più nel dettaglio

STORIA E SCENEGGIATURA: D’impatto credo sia l’aggettivo migliore e questo terzo atto ci fa subito capire che non è più il tempo delle macchinazioni sottili, degli stratagemmi o dei sotterfugi adesso è tempo di guerra, una guerra per il potere e la supremazia contro chiunque voglia minare alla sovranità conquistata dai nostri protagonisti. Una storia semplice, lineare, sicura e decisa nel messaggio che vuole mandare al pubblico ma, allo stesso tempo, è una storia di amicizia e di un legame che difficilmente si riuscirà a spezzare nonostante tutte le difficoltà. Suburra in questa terza stagione si è prefissata (nemmeno a farlo di proposito) tre obbiettivi: far capire che ormai non è più questione di rivalsa personale ma di potere, raccontare un legame che superi il sangue e faccia emozionare il pubblico, mettere davanti allo spettatore la verità che nulla e nessuno sono quello che sembrano… E ci riesce egregiamente. Tutto accompagnato da un solida sceneggiatura che rende la storia più fluida e di sicura comprensione, temendo una grande cura per i dialoghi dei vari personaggi.

INTERPRETAZIONE: Qui potrei dilungarmi ore e ore nel parlarvi della bravura del cast, che personalmente ritengo eccezionale, ma mi concentrerò sul lavoro fatto dai protagonisti. Ritroviamo Alessandro Borghi nei panni di Aureliano Adami/Numero 8, una grande evoluzione la sua dalla prima stagione, e in questa terza ed ultima vediamo un ulteriore step del personaggio. Dopo aver perso la sorella e dopo la morte di Lele in Suburra 2 è distrutto, ma sa che non può fermarsi, sa che deve andare avanti in quello che sta costruendo, soprattutto per scavalcare finalmente Samurai e prendersi il posto di comando che tanto agogna (se ci riuscirà o meno lo scoprite il 30 Ottobre). Quindi troviamo un Aureliano deciso, maturo ma soprattutto stanco di perdere le persone che ama, convinto che in qualche modo sia colpa sua. Una sfida non da poco per Borghi riuscire a trasmettere tutto questo a noi spettatori, dimostrandosi ancora una volta un grande attore, e c’è riuscito mettendo anche un po’ della sua stessa soddisfazione nel vedere crescere sempre di più il personaggio da lui interpretato. Giacomo Ferrara torna nei panni di Alberto Anacleti/Spadino, nuovo capo della sua famiglia che in questa stagione dovrà lottare per mantenere il potere. Lottare, ma contro chi? In primis contro suo fratello Manfredi, risvegliato dal coma in cui versava da fine prima stagione e, in secondo luogo, contro se stesso. Spadino ha sempre cercato di portare la sua idea a guida della famiglia, far allargare i suoi orizzonti e farla schiodare un po’ da metodi alquanto inadatti al nuovo impero criminale che sta formando insieme ad Aureliano. Ovviamente questa sua voglia di cambiamento e la sua fama di potere vengono visti in parte bene perché sta portando molti soldi alla famiglia, e in parte male perché lo considerano un debole a doversi appoggiare ai nemici storici della famiglia (gli Adami appunto). In questa stagione si ritroverà più volte ad andare contro la sua famiglia, fino ad arrivare a capire (a caro prezzo aggiungerei) che non ha più bisogno di loro e della loro approvazione, ormai è un uomo che può camminare a testa alta sulle proprie gambe. Il buon Ferrara ha fatto un grande lavoro di immedesimazione nel riuscire a trasmettere a noi questa consapevolezza acquisita dal suo personaggio, passando prima per tutte le sue paure e debolezza, ma ci è riuscito benissimo. In ultimo, ma non per importanza, troviamo Filippo Nigro nei panni del politico Amedeo Cinaglia, inutile dire quanto apprezzi Nigro come attore specialmente in questo ruolo. E, secondo me, in questa stagione ha fatto il suo lavoro migliore. Quello che il suo personaggio richiedeva era presa di coscienza di sé stesso, Cinaglia ormai è sempre più immischiato e attratto dalla verità malata che domina Roma, non per l’influenza di Samurai ma per quello che ha sempre portato dentro di sé. Un’oscurità, una voglia di ergersi sopra a tutti, non importa a quale prezzo o a spese di chi, l’importante è che lui resti in piedi e sempre più forte. Devo dire che il lavoro è stato fantastico, Filippo Nigro ha reso questo Cinaglia il mio personaggio preferito.

Insomma, arriviamo alle conclusioni, per me Suburra 3 è un immenso e strepitoso SI! Una serie sentita dall’inizio alla fine che ti tiene incollato allo schermo con sempre più voglia di andare avanti, completa di tutto e forse anche di più.

Voto: 9

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