• Gio. Set 23rd, 2021

Fire Power Vol. 1 – La Recensione

Recensione di Fire Power Prelude OGN, inviataci in digitale da saldaPress, che come al solito sa su quali cavalli puntare.

Teach me Master!

Robert Kirkman ritorna in forma smagliante, questa volta davvero, dopo l’epilogo di The Walking Dead e di Invincible, lontano dai crismi di Die!Die!Die! e verso lidi non proprio originalissimi ma senza ombra di dubbio molto solidi da un punto di vista qualitativo (in questo caso specifico anche quantitativo).

Firepower infatti, oltre ad aver venduto quasi 250.000 copie al lancio, è invero un po’ strano da un punto di vista editoriale, questo primo volume è, ed questa la stranezza, un prologo di circa 168 pagine alla storia vera e propria.

168 pagine che ben si prestano, e a questo punto è sicuramente questa l’intenzione del Kirkman e della SkyBound, ad essere trasposte su piccolo schermo, perchè sia l’intero impianto narrativo che la fluidità di narrazione paiono non nascondere in alcun modo tale intenzione. L’unico neo, in questo caso, sarà l’impossibilità di godere di Chris Samnee e di Matt Wilson, rispettivamente disegni e colore.

Kirkman, con Firepower, ritorna infatti alle storie di “quartiere” (come fu Invincible), perlomeno all’inizio, per poi lasciar intravedere un’architrave infinitamente più densa e grandiosa. Così fu per Invincible, così è al momento per Oblivion Song. Ancora non lo si può dire con certezza per Firepower.

La storia è quella di Owen, orfano dei propri genitori che, in una ricerca di questi, si imbatte in numerosi templi di arti marziali diverse (il perché viene spiegato nel corso di questo volume), fino ad approdare al tempio di Wei Lun (nome dell’eccentrico maestro che lo gestisce da tempo). In tale frangente, Owen scoprirà che il luogo è dedito allo studio dell’arte del Fuoco, una tecnica talmente risalente e antica che perfino Wei Lun ne ha dimenticato l’utilizzo. Ma tale segreto, tale tecnica, che per pochi dovrebbe essere cosi’ non è. Senza contare il segreto del Drago nascosto nel tempio. Fermiamoci qui con la sinossi prima di finire in ovvi spoiler.

Quello che è sicuramente certo è la componente action di questo primo volume, mista a momenti riflessivi e di introspezione, tipici dei richiami shaolin del genere. Una cosa, oltretutto sbalorditiva, è data dalle prime undici pagine, narrate interamente senza alcuna parola e solo coi disegni di Samnee, tesi a mostrare le fatiche di Owen, il protagonista, verso la sua meta.

Questo prologo, per una volta il titolo è pienamente corrispondente al contenuto, non solo introduce egregiamente personaggi e backstory, con una sorta di flavour alla Batman Begins, ma getta altresì lo sguardo oltre l’orizzonte degli eventi, soffermandosi anche sul “probabile futuro” della vita di Owen.

La storia, come detto in apertura, richiama un possibile adattamento a miniserie, questo prologo ne è la prova. Specie considerati gli eventi attorno l’addestramento durissimo di Owen, la sua vita nel tempio, i suoi amici, i suoi competitor e forse una sua possibile “fiamma” (in tutti i sensi, perlomeno in questo prologo).

La storia non brilla certo di originalità e sa certamente di già vista, ma Kirkman si spende come un maestro certosino e ricama un numero zero che lascia ben sperare per il futuro della serie, che a questo punto sarà sicuramente la vera gemma di questo 2020/2021 (dato che non sapremo per quanto andrà avanti). Un plauso va certamente alle ultime pagine, che proiettano il lettore quindici anni avanti nella storia, nulla dicendo sugli eventi mediani, specie quelli successivi a quanto visto in questo volume. Nulla si sa della missione iniziale di Owen, la ricerca dei propri genitori, né del suo passato (anche quello “oscuro”) né del perché abbia passato la sua vita tra i templi shaolin. Sicuramente quanto visto in questo “numero” ben soddisfa il lettore, diversamente da altri numeri zero, ed anzi lo lascia bello pieno di speranze per il futuro (un futuro alquanto grigio per il nostro Owen, che sicuramente sta nascondendo qualcosa al suo maestro).

Volendo dare un po’ di aiuto al lettore, semineremo qui alcune briciole del primo numero di Fire Power, ancora inedito qui in Italia (in America sono al numero cinque), per vedere se le premesse, nonché le poche carte scoperte in questo preludio, hanno avuto conferma o parziale rettifica.

SPOILER ALERT – Fire Power 1 – SPOILER ALERT

Il primo numero di Fire Power si pone, per coloro che han letto il prologo, come un vero e proprio sequel (mentre per coloro che non l’hanno letto risulta comunque ben godibile e comprensibile). Chris Samnee svolge un lavoro egregio di inquadrature, tagli, gestione della scena e anatomie (per intenderci, i bambini sembrano davvero bambini) col suo stile di matrice cookiana (n.d.r. Darwyn Cooke) e qualche spruzzatina del Re.

In questo primo numero si continua l’opera di world building, però spostata di quindici anni. Qualcuno sta usando il pugno di Fuoco (i lettori del prologo sapranno a cosa ci si riferisce) e l’unica persona ad averla utilizzati negli ultimi mille anni è proprio Owen, che non sa nulla di altri che la conoscano. Un mistero ben più tetro se si mettono in conto le morti, vicine al protagonista, scaturenti da questo uso scellerato.

Come detto sopra, le premesse ci sono tutto e la serie pare essere partita a tutto gas, speriamo non si spenga come è successo ad Oblivion Song dopo i primi numeri (ora in ripresa).

FINE SPOILER.

Insomma, Fire Power Prologo dimostra di essere un debutto ben più che solido, con una componente narrativa e artistica ai massimi livelli. 168 pagine di world building e di azione molto alla chinese shaolin movie, con momenti introspettivi (quelle undici pagine in apertura), intimi, riflessi e molta, moltissima, azione.

Nonostante la storia, gli elementi, non brillino di particolare originalità la storia ha un livello qualitativo eccelso ed il finale non fa altro che confermare le premesse. Sicuramente, lo dico senza remora, sarà però la serie principale a rubare la scena a questo prologo.

Voto Prologo OGN: 8/10

Voto primo numero: 8/10

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