• Gio. Lug 29th, 2021

La guerra dei meme – Fenomenologia di uno scherzo infinito / La recensione

La guerra dei meme – Fenomenologia di uno scherzo infinito, edito dalla Effequ, è un libro di Alessandro Lolli.

Cos’è un meme? Se state pensando che è quasi sempre un’immagine accompagnata da una didascalia e quest’ultima è una battuta, sappiate che questa definizione è riduttiva, infatti secondo l’autore è: “Un mezzo di comunicazione e di creatività artistica di una generazione”. Ma non è tutto, andiamo per gradi.

Il volume è diviso in quattro capitoli, ognuno dei quali è diviso in paragrafi. Nel primo capitolo intitolato “Il meme egoista”, Lolli per poter definire cosa sia un meme, parte dal 1976, quando  Richard Dawkins scrive Il gene egoista, dove il gene va a sostituire la specie come protagonista dell’evoluzione in contrapposizione con Charles Darwin. Quindi Dawkins afferma che i geni sono dei replicatori, il cui scopo è replicare sé stessi. Da qui ha introdotto l’equivalente culturale del gene: il meme, quest’ultimo ovviamente non ha nulla in comune con il gene, ma ha una somiglianza per la sua caratteristica principale: il meme è tutto ciò che nella cultura si replica.

Ma dal 1976, ovviamente le cose sono cambiate, ed infatti nel secondo capitolo “Il meme online”, si scopre che la definizione di meme è cambiata nel 2009 con Patrick Davinson, il quale ha affermato che “il meme è un pezzo di cultura, di solito una battuta, la cui influenza cresce diffondendosi online”. Ma questa non è la definizione definitiva. Infatti Linda K. Borzei nel 2013 ha distinto tre momenti importanti che hanno dato luogo alla nascita dei meme: la comparsa degli smiley, la creazione del sito umoristico Bert is Evil ed infine la traduzione sgrammaticata di una frase tratta da un videogioco “All your base are belong to us”. Poi sempre in questo capitolo, l’autore differenzia i vari tipi di meme e distingue il meme dal contenuto virale, definendo il primo come “fenomeno virale che non mira a riprodursi ma a reinventarsi”, il secondo come i virus, può solo riprodursi e diffondersi, quest’ultima definizione di meme si rifà un po’ a quella di Dawkins, ma non usando il gene come esempio, bensì il virus.

Poi in “I memers”, il terzo capitolo, Lolli spiega che Internet può essere diviso in due, quello attuale è il 2.0. Il primo web era caratterizzato da contenuti che venivano creati dai professionisti e distribuiti all’utenza. Invece il secondo vive intorno alla figura dei prosumer, cioè producer e consumer, un utente che crea contenuti e ne fruisce.

I primi meme sono nati su dei forum, e uno di loro è stato proprio la patria dei meme: 4chan, perché era fondato sulle immagini e perché ha trasformato l’anonimato tradizionale dei forum in anonimato radicale, nel primo ogni utente aveva una propria identità grazie al possesso di un nickname e di un avatar, mentre nel secondo ogni utente interveniva con il nickname “Anonymous” accompagnato da un codice numerico per la connessione, e questo comportava la fine di ogni identità individuale e la nascita di un gruppo totale. Poi l’autore afferma che come per le sottoculture musicali, anche la sottocultura dei memers viene divisa in due zone: l’autist e normie. Il primo era colui che teneva conto dell’evoluzione dei meme, e conosceva ogni cosa necessaria per comprenderli; il secondo invece era colui che rubava i prodotti degli autist e li volgarizzava, e tra di loro quindi si creavano delle “battaglie”.

Infine nel quarto capitolo, intitolato “Il meme politico”, viene descritto come determinate utenze abbiano iniziato a somigliare a un determinato movimento politico, a seconda delle loro idee su vari temi , quali i diritti civili, il genere, l’etnia e l’inclusione delle minoranze.

Lolli spiega il tutto utilizzando un linguaggio chiaro e servendosi anche di elementi di natura biologica, musicale, cinematografica e video ludica.

L’autore, classe ’89, si occupa di filosofia, cultura pop e nuovi media. Collabora con alcune riviste come “Il Tascabile” e “Esquire Italia” e ha pubblicato La guerra dei meme nel 2017 e nel 2020.

Nella seconda edizione, la cui prefazione è a cura di Elisa Cuter, sono stati aggiunti due capitoli in più rispetto alla prima, la prefazione di quest’ultima invece è stata scritta da Raffaele Alberto Ventura. Alla fine del libro è presente la nota alla seconda edizione.

In conclusione, è un saggio interessante per conoscere la nascita di questo fenomeno virale, e se anche voi siete curiosi di sapere com’è iniziato tutto non vi resta che leggerlo.

Il volume, in edizione brossurata, fa parte della collana Saggi Pop ed è composto da 208 pagine, al prezzo di 15 euro.

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