• Sab. Set 18th, 2021

L’ultimo Drago D’aspromonte

L’ultimo Drago D’aspromonte” è un romanzo di Gioacchino Criaco, accompagnato dalle meravigliose illustrazioni di Vincenzo Filosa.

C’è una storia. C’è una vita. C’è una terra.

Una terra solitaria, composta solo di natura incontaminata e boschi. Nascosta lì, in uno scrigno di montagne e foreste c’è una storia. Una storia che si nasconde in quello scrigno di Natura selvatica, dove si alternano alberi di querce e pino bianco; dove tra le falesie i torrenti ghiacciati che corrodono la roccia.
C’è una storia che silenziosa si sussurra, in un territorio che dell’uomo non ha bisogno ma che proprio per questo può insegnargli l’umanità. Quel territorio, tutto italiano, è l’Aspromonte.

Ed è proprio qui che è ambientato il romanzo di Gioacchino Criaco, “L’ultimo drago di Aspromonte” (Ed. Rizzoli Lizard). In una suggestiva versione con le illustrazioni di Vincenzo Filosa.

Nì è un ragazzo che sta attraversando un momento molto complicato. Infatti è un tossicodipendente. Per questo motivo Nì andrà in Aspromonte, per disintossicarsi in una piccola comunità tra i monti.

“Mi riprese il torpore di quando eravamo partiti, sprofondai nel sonno fino alla luce del giorno dopo, in camera mia. Andai in bagno e, allo specchio, guardando il segno rosso sul collo, sotto al laccio, mi dissi che in quel borgo non ci sarei mai più tornato.”

Si nota dalle stesse parole del protagonista come si senta in trappola, in questo sconfinato ma sempre presente brullo paesaggio. Il suo animo inquieto fatica a trovare un posto in questo luogo che, tramite anche accurate descrizioni, è così meravigliosamente bucolico. Con maestria, infatti, Criaco entra ben nel vivo del mondo sociale delle comunità montuose.

Dettagli specifici, non a caso, ci immergono in questa piccola realtà.

Ci troviamo di fronte ad una storia di introspezione e rinascita, dove l’animo turbolento e confuso del suo protagonista si inserisce in questo pervasivo sfondo di natura incontaminata. La natura che caratterizza l’ambiente in cui il protagonista è inserito prende parte alla storia, andando di pari passo allo svolgersi delle vicende.

Il lettore sente perfettamente che il viaggio di è qui, tra le montagne dell’Aspromonte, ma non solo. Si tratta allo stesso tempo di un viaggio interno, un’esplorazione dentro il sé allo scopo di raggiungere una pace interiore.

Il romanzo, racconta di un ragazzo che viene portato dai genitori in una comunità di recupero dell’Aspromonte. Ma quando a causa di alcuni illeciti amministrativi la comunità viene chiusa, Nì non sa cosa fare. Così decide di restar lì. Va a vivere in una casetta nel bosco. Lì i suoi unici contatti saranno con le poche persone che vivono in un borgo poco distante: uomini e donne con storie tragiche alle spalle. Uomini e donne che sono storie e che, esattamente come lui, nell’isolamento forzato cercano qualcosa. Ma cosa? Lì scoprirà che forse tutti noi, più che il riscatto, cerchiamo solo un po’ di pace.

“Ecco, mi sono perso. Faccio la cosa sbagliata: cammino a caso, avanti e indietro. Un grido, spaventoso, mi blocca. Un’ombra gigantesca mi passa davanti come in volo, fermandosi a pochi centimetri dal mio volto e rimbalzando indietro di scatto. La pila mi sfugge di mano. Scappo, corro, cado, mi rialzo, ricado… Rami bassi, cespugli sconosciuti, spi-ne. Sanguino, lo sento. Incespico e cado, sono di nuovo in piedi, sono di nuovo a terra, sempre più perso.

Risulta evidente come il viaggio di Nì tra le montagne, in questa natura che sembra stupenda ma ostile, sia una metafora della sua vita. Un protagonista che ci parla di come non trovi posto nel mondo che lo circonda nella sua bellezza e nelle sue aspre difficoltà.

Nì è tra i monti, in questa cornice naturale che accompagna dolcemente la sua storia. Parla con gli animali, parla persino con gli alberi. Ci saranno una serie di suggestive immagini bucoliche che Criaco fa prendere forma nella mente del lettore come una carrellata d’immagini: il porco sfuggito al macello che vive nei pressi del borgo, il lupo, i pini, un gigantesco capro bianco.Affascinato dalla natura, Nì si inoltrerà quindi tra i sentieri di montagna dove entrerà in contatto non solo con gli animali. Esperienze più varie gli daranno modo di conoscere gli abitanti del villaggio vicino. Tra alti e bassi, piccoli imprevisti e sgradevoli sbronze, la vita di Nì scorre.

Nonostante l’andamento della lettura sia denso questo permette ugualmente al lettore di inoltrarsi pienamente nel punto di vista. Il nostro protagonista sentirà presto di essere lontano dal “mondo”. Pian piano anche noi, che teniamo in mano il volume con la sua storia, inizieremo a sentirci gradualmente estraniati.

Ed è proprio in questa atmosfera che Nì inizierà a sentirsi come seguito da sensazioni a cui non riesce a dare un nome. L’ozio forzato di un ragazzo che sta sfuggendo dai suoi demoni comincia ad appesantirlo. Con una scrittura intimista ma scorrevole, impareremo a comprendere la natura del protagonista. La sua quotidianità ci si attaccherà addosso, facendoci provare la sua stessa alienazione e paura.

Sentiamo che Nì è accerchiato da sensazioni d’ansia; si sente come se fosse bloccato in mezzo ad una moltitudine di forze che non sa ben comprendere. Forze che diventeranno più forti ad un certo punto della storia. Perché è qui che il nostro protagonista fa una tremenda scoperta. Proprio il contatto con quel territorio che nel suo isolamento racchiude segreti terribili porta il protagonista ad un punto di svolta.

Un giorno infatti nella casa di un pastore troverà dei vecchi giornali. Leggendoli troverà un articolo in cui viene descritto un incidente che ha segnato la sua famiglia. Indicente che indissolubilmente lega i suoi genitori a dei malavitosi autoctoni.

Nì pensa alla sua famiglia, chiedendosi in che modo possa essere legata alla malavita locale. Si chiede in cosa allora lui sia da giudicare. Confuso, la sua testa si affolla di domande.

Vale la pena ricordare che ò’Aspromonte è più noto al grande pubblico per le gesta della ‘ndrangheda che non per le bellezze del suo territorio. Infatti è proprio qui che un introspettivo romanzo illustrato diventa un romanzo di critica sociale: l’emento politico entra nella narrazione senza smuovere nulla. Silenzioso e inesorabile come l’operato della criminalità organizzata in questa che è una delle ultime aree incontaminate del bel-paese. Ben inserito nel ritmo della narrazione, questo oscuro segreto incombe nell’Aspromonte, dove natura e solitudine sono maestre di vita.

Nì non sa cosa pensare. Che cosa nasconde il passato dei suoi genitori: terrorismo? ‘Ndrangheta? Nella sua mente tutto comincia a prendere fuoco, come nel petto di quel Drago di roccia che regna da sempre sull’Aspromonte. La magia di questa bestia divina lo condurrà lungo il sentiero di un’inattesa rinascita.

Questa storia propone dei quesiti che certamente hanno attanagliato ognuno di noi. Riuscirà il protagonista a rimettere insieme i pezzi mancanti della sua vita? Riuscirà a comprendere la direzione da dare al suo futuro? Saprà sconfiggere definitivamente i suoi demoni?

La lettura è coinvolgente, il lettore si addentra in un viaggio che esplora l’anima umana. Il tutto tramite un uomo che, in mezzo a tante incertezze, cercherà di afferrare la verità, sola speranza che potrebbe condurlo a una vera rinascita.

«Un campo di forza, nel quale i personaggi, i luoghi, le piante e gli animali si sostengono tra loro attraverso un’invisibile materia oscura, un mistero palpitate ed energico» 

Elena Stancanelli, La Stampa – TuttoLibri

Articolo di: Maria Paola Pizzonia

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