• Mar. Set 21st, 2021

I gatti di Ulthar e altri racconti – Recensione

Edizioni NPE ci ha deliziato con un altro riadattamento delle opere di Lovecraft. Questa volta i racconti che sono stati racchiusi in questo volume sono: “il vecchio terribile”, “i gatti di Ulthar”, “l’estraneo” e “Il segugio”, racconti forse meno conosciuti ma che racchiudono in sé tutto l’orrore che solo il solitario di Providence sa narrare. La penna designata per illustrare questi fumetti è tutta italiana: stiamo parlando di Giuseppe Congedo e Antonio Montano, che ci presentano uno stile particolare e che non ci aspetteremo di trovare in opere del genere.

Iniziamo quindi con il riassumere brevemente le trame dei quattro racconti, in modo da dare la possibilità a chi non li conoscesse di farsi un’idea del contenuto di questo fumetto.

“Il vecchio terribile” è la storia di un anziano signore, evitato da tutti gli abitanti di Kingsport per il suo fare schivo e misterioso. Infatti passa le giornate rintanato nella sua casa dall’aspetto fatiscente e con sculture inquietanti nel giardino, e le persone che si trovano a passare vicino la sua finestra lo vedono parlare con delle strane bottiglie. Nonostante questo, alcuni malviventi sono sicuri che nasconda un tesoro e molte ricchezze, e pensano di attuare un furto. Ma le cose non vanno affatto come speravano…

A Ulthar i cittadini sono costretti a tenere dentro casa i loro gatti, per colpa di una coppia di contadini che si diverte ad andare in giro ed uccidere le povere creature che incontrano per strada. Tutto questo fino all’arrivo in città di un forestiero anch’esso proprietario di un gattino, che decide, dopo la sua sparizione, di vendicarsi e di vendicare tutti i cittadini in un modo alquanto singolare… Questa è la trama de “i gatti di Ulthar”.

“L’estraneo” è un viaggio introspettivo nella psiche di un essere, la cui vita è limitata alle quattro mura di un castello in rovina. Un giorno, stufo di essere costantemente solo e al buio nella sua dimora, decide di scalare l’unica torre da cui riusciva ad intravedere la luce fioca della luna. Al di fuori della torre vede finalmente quel mondo di cui leggeva sempre nei suoi libri, ma ben presto scopre di non poterne far parte.

“Il segugio” racconta la storia di due ragazzi accomunati dalla singolare passione di profanare le tombe alla ricerca di amuleti e oggetti rari per arricchire il loro museo personale. Ma qualcosa che si nasconde nel buio è pronta a mettere fine a questo passatempo.

Partiamo con una premessa, siamo ben lontani dal Lovecraft che conosciamo con i Grandi Antichi, questi racconti precedono quelli che tutti conosciamo e sono, forse, anche meno intensi per quanto riguarda il fattore “orrore”. Il racconto che strizza un po’ l’occhio a quelle che saranno le tematiche principali di Lovecraft, ovvero l’occulto e il soprannaturale, è “il segugio” che presenta al suo interno anche il Necronomicon. Per il resto le storie sono godibili, presentano tutte dei dialoghi tranne “l’estraneo”, scelta molto apprezzata poiché si tratta di un dialogo del protagonista con sé stesso, e le didascalie riportanti le esatte frasi del racconto ci accompagnano nel viaggio dell’essere fino alla scioccante scoperta finale.

Questa volta non approvo molto la scelta stilistica del disegno. Avevo accennato prima al fatto che si trattasse di uno stile inusuale dato che il tema comune di questi racconti è il terrore, e in questi disegni troviamo una predominanza del colore arancione e azzurro che non riescono a rendere molto l’atmosfera di oscurità e di pericolo. Anche i disegni dei personaggi sono molto abbozzati, i tratti del viso poco riconoscibili. È vero pure che la difficoltà nel trasporre queste opere in fumetto è proprio riuscire ad illustrare quello che Lovecraft descrive come “orrore indescrivibile”.

Per chi è appassionato del Solitario di Providence, questo fumetto è sicuramente un pezzo da avere in libreria, ma è anche un ottimo starting-point per chi magari ha voglia di vedere le opere di Lovecraft sotto un’altra luce.

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