• Mar. Set 21st, 2021

Outer Darkness – La Recensione

Breve recensione dei 3 volumi di Outer Darkness (John Layman/Afu Chan et al), editi da Image/Skybound e pubblicati in Italia da Saldapress.

Qui una breve sinossi del primo volume, o comunque dell’incipit: l’umanità ha colonizzato con successo la galassia. Ma lo Spazio, in tutta la sua smisurata vastità, è tutt’altro che un luogo sicuro. Così, quando il Capitano Joshua Rigg e l’equipaggio della nave stellare Caront partono per una disperata missione di salvataggio nelle profonde oscurità dello Spazio, si imbattono in fenomeni destinati a sconvolgere la loro missione e la loro esistenza: possessioni demoniache, fantasmi e orrorifiche presenze cosmiche che popolano la zona dello Spazio conosciuta da tutti come La Tenebra. Così, gli uomini e le donne della missione devono presto fare i conti con una drammatica realtà: là fuori, nell’Universo sterminato, tutto ciò che incontrano vuole ucciderli.

BETWEEN SPACE AND MAGIC

John Layman, già conosciuto per l’ottimo Chew, con Outer Darkness si prefissa di portare al pubblico della nona arte una mistura, riuscita ma non proprio originalissima, di fantascienza e magia, con picchi di esoterismo e meta-narrazione.

La trama ruota attorno al Capitano Rigg, comandante del vascello spaziale Caronte, in viaggio verso l’oscurità più profonda, nel tentativo di raggiungere un misterioso obiettivo. L’ambiente di bordo ricorda un misto di Star Trek, The 100 (per alcune dinamiche interpersonali) e The Office (per l’elevato tasso di battute presenti in alcuni frangenti). Come si diceva più sopra oltre all’ambientazione spiccatamente fantascientifica vi sono alcune componenti esoteriche/demonologiche, ovvero selve di demoni spaziali intenti ad accaparrarsi la vita di tutti quegli incauti esploratori tanto arditi da avventurarsi nello spazio profondo senza esorcisti spaziali e oracoli dell’infinito.

Inutile dire come la struttura proposta da Layman non presenti elementi particolarmente innovativi, nessun world building specifico, le storie sono tutte auto-contenute in archi narrativi e vi è molto spazio anche per l’azione, sia a bordo sia esterna. Va notata una lieve decompressione verticale della trama, tesa a introdurre quantomeno i personaggi e alcune delle motivazioni sottese al loro viaggio e alla loro personalità, nonché ai loro conflitti. Considerata anche l’eterogeneità dell’entourage spaziale e i metodi ortodossi del Comandante Rigg. Il volume primo si presta anche all’inserzione di numerose sotto-trame (come quello presenti nei volumi successivi) tutte tese a sviscerare ulteriormente l’universo narrativo che Layman ha intenzione di sviluppare.

Senza dilungarsi ulteriormente, difficile compendiare tre volumi di storie in un solo articolo e senza fare spoiler, il primo volume si arresta sul decollo della storia principale.

Il secondo volume, come tutti i capitoli in medias res, si presenta un po’ più debole rispetto al primo, ed invece che focalizzarsi sulla trama in fieri risulta maggiormente indirizzata su n trame secondarie, salvo momenti di elaborazione della principale, in cui Layman dà il suo meglio, il volume è un coacervo di gag viste e riviste, elaborazione caratteriale non particolarmente brillante (rispetto al primo volume) ed un’alternanza horror/splatter alquanto ballerina. In questo volume faranno comparsa anche nuovi personaggi, vecchie conoscenze, legami verranno forgiati e altrettanti verranno “distrutti”. Senza contare i guai che paiono affliggere il capitano Rigg, i quali paiono essere qui per restare. In ogni caso tangibile è l’assenza di un ritmo narrativo simile a quello del primo volume.

Where is my Chew

Il terzo volume vede l’interessante ritorno di Rob Guillory ai disegni e, in modo invero insospettabile, il ritorno della crew di Chew, nell’episodio crossover Cucina Fusion. Un vero e proprio spin-off/sequel davvero apprezzatissimo (specie vista anche la lunghezza ridotta di questo volume, ovvero 80 pagine). Vedere l’intrepido e “disturbato” Comandante Rigg insieme al cibopatico detective Chu è un piacere per gli occhi e per la narrazione. La quale abbandona gli scenari orrorifici per della sana comicità schizzata e disturbata, a cui si aggiunge anche un misterioso villain pollo, in tutti i sensi.

Insomma, John Layman decide di auto-tributarsi un numero della sua nuova serie facendo rientrare dalla finestra uno di quei personaggi storici, il quale lo ha tributato nell’olimpo dei classici della nona arte contemporanea. Sarebbe sicuramente interessante saggiare il risultato di queste esperimento, così da valutare se in futuro sarà possibile sperare in un nuovo incontro tra il terrestre Chu e lo spaziale Rigg. Incontro che ha decisamente elevato la componente comica e qualitativa della serie Outer Darkness, pur senza nulla aggiungere alla trama principale.

Per quanto riguarda il comparto artistico, molte lodi vanno ad Afu Chan, che con un equilibrio molto riuscito tra lo stile cartoon e deformed, riflettente poi il sostrato narrativo comedy di alcuni frangenti narrativi, e quello action, riuscito in alcune sequenze di primo piano (un po’ meno nelle splash pages di più ampio respiro scenico), in cui si evince la vena epic del racconto che Layman vuole andare ad imbastire, il quale non cerca decisamente di assomigliare a Saga quanto più ad un The Office spaziale paramilitare. Per quanto riguarda Rob Guillory, artista principale di Chew, si inserisce perfettamente nell’episodio crossover Cucina Fusion, e se ne avete amato lo stile durante le avventure di Chu non potrete che fare lo stesso anche adesso.

In conclusione, dopo essersi barcamenati tra spoiler possibili e impossibili, oppure tra mondi reali e spazio irreale, l’opera di John Layman si presenta come un mondo in divenire ricco di spunti interessanti e personaggi con cui entrare in empatia, alcuni più di altri. All’uopo si ricordano dei momenti molto simili a The 100 (le prime stagioni). L’ambientazione, come detto in apertura, non sconta nulla di particolarmente innovativo ed, anzi, ben visibile la vena derivativa di alcuni suoi elementi. Per quanto riguarda il protagonista, il Rigg, tangibile la natura di hero in distress (con se stesso) nonostante i suoi metodi poco ortodossi si evince del mistero in attesa di essere scoperto, sicuramente nei numeri successivi, dove proseguirà anche il viaggio della Caronte.

Sarà interessante vedere come proseguirà questa nuova produzione Image/Skybound, se non altro per vedere se l’Autore sarà in grado di tirare fuori una perla nuovamente ai livelli di quella di Chew. Il voto finale sconta chiaramente la natura WIP della serie, oltre che altri fattori come la non originalità del setting e di alcuni plot gaps del secondo volume, nulla di grave ed, anzi, tutto recuperabile nel futuro della serie, che sicuramente non si dimostra scuro e nero come lo spazio profondo del fumetto, nonché sicuramente con meno pericoli.

Voto 7/10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *