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I Cine-consigli di Octonet-Gennaio 2021.

DiPietro

Gen 30, 2021 , ,

Buongiorno, oggi su Octonet inauguriamo una nuova rubrica che speriamo vi possa intrattenere. Stiamo parlando di una serie di articoli a cadenza mensile nella quale tre dei redattori del sito, Pietro, Paolo e Francesco, vi parleranno di tre film, a testa, visti durante il mese. Si sceglieranno dei titoli, tra cui un Cult, un film consigliato, e uno sconsigliato. Speriamo vivamente che l’idea vi piaccia. Lasciateci un commento facendoci sapere cosa ne pensate del progetto, e una lista di film da voi visti durante il mese. A presto!

CULT:

Il Disprezzo : Jean-Luc Godard (1963).

(Pietro)

Cosa fa’ un artista , come Jean-Luc Godard, abituato a lavorare con mezzi umili, attori non professionisti, e una limitata troupe di tecnici, quando si trova a collaborare con un grande produttore come Carlo Ponti, che gli affida la più grande icona femminile degli anni 60, Brigitte Bardot, e il budget più alto di tutta la sua filmografia? Semplice, adatta quei mezzi, da lui spesso ripudiati, al suo inimitabile stile. La storia del “Disprezzo” è semplice, tratto dall’omonimo libro di Alberto Moravia, la storia ci narra di Paul Javal, scrittore di romanzi convertitosi a sceneggiatore per il cinema, per puri fini economici, e di sua moglie, la bella Camille. Dopo che Paul sembrerà cedere la sua compagna , al produttore Jerry Prokosch, che gli ha affidato di riscrivere la sceneggiatura dell’odissea di Fritz Lang, interpretato dallo stesso regista tedesco, il matrimonio tra i due protagonisti inizierà inevitabilmente a crollare su se stesso. Il film, che solo apparentemente non rispecchia i canoni della nouvelle vague, movimento francese che prevedeva l’uso del bianco e nero e di una cinepresa, necessaria per mantenere la dinamicità, fulcro delle pellicole del nuovo movimento cinematografico francese, adatta il colore e l’alto budget alle necessità e allo stile del regista. La storia è poi un inesauribile descrizione della caduta del fulcro della società borghese, ovvero la famiglia, per favorire una ricerca egoistica del denaro a scapito delle persone. Il film, che tra le altre cose manifesta la terribile condotta del cinema di quegli anni, sempre più sottomesso ai produttori, chiamati anche dittatori, subì in Italia una serie di censure, e una modifica alla colonna sonora, che rendono inguardabile la versione italiana del film.

Farhenait 451 : François Truffaut (1966)

( Paolo)

Un vero capolavoro del francese François Truffaut del 1966 con Oskar Werner nei panni del protagonista. Un film distopico e dittatoriale, che ricorda molto, per le inquadrature e fotografia, nei primi minuti Arancia Meccanica. Qui Truffaut ci traspone cinematograficamente il libro omonimo, rendendo questa pellicola un vero cult senza tempo. Una cattiveria senza precedenti edulcorata da un falso buonismo che rende il tutto ancor più terrificante se possibile. Visione imprescindibile per gli amanti della settima arte.

MEGAN IS MISSING: Mike Goi (2011)

(Foschetti)

Megan is Missing è un mockumentary del 2011 che ha ritrovato nuovo tetro splendore tra i fruitori di Tik Tok. La pellicola è una di quelle che passa quasi inosservata tra le miriadi di pellicole horror a basso budget che riempiono gli scaffali e la rete, ma una di quelle che piano piano si sta facendo spazio e sta entrando nell’immaginario collettivo e secondo me a ragion veduta. Megan is Missing è uno spaccato della peggio gioventù americana che si trasforma in tragedia, una già terribile gita nel Mondo malato degli adolescenti che diventa uno straziante tunnel nella mente di un maniaco. Megan is Missing non è per tutti ma è quanto di più forte e doloroso voi possiate guardare oggi.

CONSIGLIATI:

Mr. Long: Sabu (2017).

(Pietro)

Da vent’anni a questa parte, l’Asia si è confermata come uno dei continenti dai quali fuoriescono molti dei migliori prodotti cinematografici. Recentemente tutti hanno avuto la conferma di ciò grazie a Parasite, di Bong Joon-ho. Per queste motivazioni oggi ho deciso di consigliarvi “Mr. Long” di Sabu. Il film parla di un sicario di Taiwan, mandato in Giappone per mietere una delle sue tante vittime, il lavoro però fallisce, e il nostro protagonista sarà costretto a nascondersi in una città giapponese, e a trovarsi un lavoro come cuoco. Qui troverà un bambino, e sua madre tossicodipendente, con i quali inizierà una nuova vita. Il film è riuscitissimo nel rappresentare i due personaggi principali, caduti e oppressi dalla società nella quale si trovano. Il film però ci lascia una speranza nella possibilità di una concreta rinascita da parte di coloro che hanno sbagliato, e di una possibilità nelle future generazioni.La pellicola avrà per tutto il suo corso un sapore agrodolce, e dalla forte venatura poetica. La regia è magistrale, e si passa da sequenza molto movimentate e volutamente confusionarie, ad altre riprese dalla perfetta simmetria d’immagine. Tutti questi elementi vengono esaltati dalla sua natura che elimina quasi completamente ogni dialogo, portando i protagonisti a comunicare più con i gesti e le azioni, che con le parole. Un piccolo capolavoro che non vi lascerà indifferenti.

I, Robot: Alex Proyas (2004)

(Paolo)

Si tratta di un film del primo decennio del 2000, firmato da Alex Proyas nel 2004. Protagonista assoluto è un giovane Will Smith alle prese di questo film futuristico che tanto ricorda Balde Runner. Riprende il tema sulla vita e su cosa sinpossa definire vivo, da appunto quel capolavoro del 1982 di Ridley Scott, ambientandolo in uno scenario più action e dinamico.

LITTLE JOE: Jessica Hausner (2019)

(Foschetti)

Little Joe è un film di Jessica Hausner del 2019 presente sul catalogo Amazon Prime. La pellicola si muove alla perfezione tra horror/sci-fi e cinema d’autore presentando la creazione di una pianta che può rendere felici le persone con il suo profumo ma che, come il più classico mostro di Frankenstein, va fuori controllo. La fotografia color pastello ci trasporta quasi in una favola del nostro Wes Anderson, ma i toni cupi e di mistero creano un conflitto dentro di noi che è quello che domina i protagonisti stessi. Come le migliori pellicole di genere, attraverso il “fantastico”, ci ritroviamo a confrontarci con l’umanità e la sua ambiguità, con le relazioni tra esseri e le scelte che ci portano avanti nella nostra vita. Un film bello, da vedere e su cui riflettere.

SCONSIGLIATI

Vatican Tapes: Mark Neveldine (2015).

(Pietro)

Con questo film ho riso, riso più volte. Queste parole dovrebbe bastare per descrivere il fallimento di questa pellicola, che non è una commedia, bensì un Horror. Il film parla di Angela Holmes, ragazza dal padre possessivo, che vive con un fidanzato, paragonabile maggiormente ad un cane che ad un uomo, e che, durante la sua festa di compleanno, subisce un esorcismo. Angela verrà allora aiutata da Padre Lozano e dal cardinale Brunne, che cercheranno di svolgere un esorcismo su di lei. Il film, come già detto fa’ ridere, tanto ridere, a partire da Padre Lozano che ad ogni suo primo piano chiude con una faccia basita alla René Ferretti, al cardinale Brunne,che scopriamo essere un cacchio di Marine abile nell’uccidere i posseduti dal demonio (ma non era un prete?) con i quali fallisce gli esorcismi. La messa in scena è semplicemente penosa, e talmente confusionaria da provocare quasi la nausea nello spettatore. Un fallimento su tutta la linea.

Un paese quasi perfetto: Massimo Gaudosio (2016)

(Paolo)


Film del 2016 di Massimo Gaudosio, ecco da questo film astenetevi proprio. Si tratta di una commedia insignificante con Fabio Volo e Silvio Orlando, che non fa ne ridere ne riflettere quanto vorrebbe. Il problema sta nella sceneggiatura che è fallace sotto molteplici punti di vista, c’è ben altro di cui potete godere nel cinema, purtroppo questo non ne rientra.

DOLCEROMA: Fabio Resinaro (2019)

(Foschetti)


Dolceroma è un film di Fabio Resinaro del 2019 aggiunto di recente al catalogo Netflix. Il nostro prova a fare un film sopra le righe, un film che si discosti dal calderone del “classico” cinema italiano degli ultimi anni ma si ritrova ad esagerare a tal punto da perdere ogni minimo contatto con la realtà e conseguentemente a far perdere a noi pubblico ogni minimo briciolo di empatia verso i protagonisti. La regia è anch’essa esagerata e condita da una CGI che ci fa perdere ancora di più il senso di una storia ancorata alla italica realtà fatta di mazzette, marchette e camorra. Il colpo di scena finale non stupisce, o meglio, non interessa e ci trascina annoiati verso la fine di una grossa occasione persa.


Pietro

Amante dei supereroi sin da bambino vi esporrà le sue opinioni su fumetti e cinema con tutta la sua passsione.

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