• Gio. Giu 24th, 2021

Malcom e Marie-recensione del nuovo film Netflix

Malcolm e Marie” è l’ultimo film, uscito su Netflix, che ha riscosso un grande successo di pubblico e critica. Girato da Sam Levinson, figlio del più famoso Barry e già autore della serie “Euphoria”, la pellicola ci proietta nella vita di Malcolm, Interpretato da David Washington, giovane regista ormai prossimo al successo, e Marie, interpretata da una favolosa Zendaya, compagna di lui nonché attrice che ha però deciso di lasciare la carriera nonostante il talento. Di ritorno dall’anteprima del nuovo film di Malcolm, i due inizieranno a litigare, mettendo in luce tutte le falle di un rapporto complicato, pieno di luci e ombre.

La forza del film sta proprio in questo, nel raffigurare un frammento di vita di questa coppia, non un pezzo qualunque però, una serata, una di quelle che raramente ci si dimentica, una nella quale escono fuori tutte le parole non dette, le emozioni tenute nascoste, tutto il dramma, ma anche l’amore, che una relazione, tossica in questo caso, porta sulle sue spalle, e che prima o poi, inevitabilmente, si mostra. I personaggi sono proprio il fulcro di questa “forza”, umani all’inverosimile, tinti delle stesse tonalità di grigio che traspaiono dal bianco e nero di cui si “colora” la pellicola. Ognuno dei due protagonisti ha motivazioni che lo spingono ad amare, e odiare, il proprio partner, creando una dicotomia perfetta ed equilibrata nel suo essere nociva. Vediamo tutti i lati positivi, ma soprattutto quelli negativi dei membri della coppia, dalla ex tossicodipendenza di Marie, all’egocentrismo di Malcolm, continuando costantemente a girare, insieme alla macchina da presa, tra due dei personaggi meglio scritti degli ultimi anni. Questo grazie a dei dialoghi taglienti, e profondi, costantemente riecheggianti di citazioni cinematografiche, e da una buona dose di satira nei confronti del “politically correct”, della critica cinematografica e di come viviamo il cinema ai nostri giorni. Ovviamente i ruoli sono supportati da degli attori straordinari, qui all’apice della carriera fino ad ora, capaci di alternare momenti di rabbia, al più grande sconforto, passando per delle scene, non così rare come ci si potrebbe aspettare, dove prevale una nota quasi grottesca e umoristica.

La pellicola sembra ricercare costantemente un aspetto quasi teatrale, esattamente come hanno fatto molti film precedenti a questo (si veda il Carnage di Roman Polanski, uscito nel 2011). Per restituire allo spettatore questa sensazione, si preferiscono delle scelte registiche che impostano molta della loro efficacia sull’uso di primi, e primissimi, piani, che mettono ancor più in luce la bravura degli interpreti e si scelgono dei movimenti di camera semplicemente sorprendenti. Il realismo dell’opera e delle interpretazioni è poi filtrato dalla perfetta simmetria e composizione delle inquadrature più statiche, nonché dal bianco e nero della pellicola che non solo perfeziona il film, ma sembra quasi rendere più vivide le emozioni che proviamo durante le quasi due ore complessive di spettacolo. Eccezionali sono anche le musiche dei Labrinth, incalzanti e perfettamente in grado di ricalcare i sentimenti e i pensieri dei personaggi, già di per sé vividissimi. Levinson è evidentemente anche un grande cinefilo: come già detto, i dialoghi sono pieni di riferimenti cinematografici, ma il regista non si lascia scappare la possibilità di citare alcuni registi anche con la messa in scena del film. La pasta al formaggio dei primi minuti della pellicola, quando viene inquadrata nel suo particolare, ricorda lo stile di Quentin Tarantino, e la scena di Marie che si spoglia in doccia non può non far balenare in mente allo spettatore l’immagine di Nicole Kidman in “Eyes Wide Shut” di Kubrick.

Scontato è quindi consigliarvi ancora una volta il film che risulta essere una delle esperienze più forti che il parco produzioni Netflix ha da offrire.

Pietro

Amante dei supereroi sin da bambino vi esporrà le sue opinioni su fumetti e cinema con tutta la sua passsione.

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