• Mar. Set 21st, 2021

Reaver Vol. 1 e 2 – La recensione

Torniamo nel mio caro vecchio Fantasy. Bentornati lettori di Octonet, oggi parliamo di Reaver.

Saldapress porta ancora una volta all’attenzione dei lettori un fantasy inusuale. Inusuale non perché stravolga dei crismi o degli schemi ben precisi, ma perché difetta di tutti quei “fronzoli” che ultimamente vengono inseriti o per allungare il brodo oppure per dare uno spessore non richiesto ad un opera prettamente action/avventurosa (quale poi è Reaver).

L’anima stessa dell’opera è rude, grezza.. “pura”. Non necessità di chissà quale arcano stragemma o significato nascosto per apparire interessante, è semplicemente un fantasy bene scritto (anche se può piacere o non piacere non essendo nulla di rivoluzionario) che vuole portarti da punto A a punto B, senza farti annoiare nel tragitto.

Caratteristica che ho veramente apprezzato, perché ho potuto godere di una buona storia senza pesantezza nel leggerla.

Lo scrittore Justin Jordan, nonostante metta in chiaro subito la semplicità della sua opera, si cimenta in un piccolo esercizio di stile, se così possiamo chiamarlo, dove passa da una narrazione di stampo più corale ad una leggermente più introspettiva senza perdere le peculiarità descritte prima.

Si concentra molto sui personaggi, tanto sulla caratterizzazione (tenendo conto del tempo di apparizione degli stessi) quanto sulla loro evoluzione durante il racconto. Ammetto che in alcuni casi ho trovato questo aspetto un po’ frettoloso e poco accurato, ma nel complesso è un lavoro godibile anche sotto questo punto di vista.

Ultimo appunti sul lato prettamente narrativo, riguardano il ruolo della magia in questo mondo (cioè un ruolo prettamente negativo) perfettamente in linea con il tipo di racconto e la comicità bene distribuita, anche se per lo più nel primo volume. Due aspetti che potrebbero “cozzare” fra loro, cosa non accaduta in questo caso grazie alla bravura dello scrittore.

Passando ai disegni, invece, ci troviamo a due stili molto diversi a seconda del volume. Questo per via del fatto che il disegnatore cambia. Nel primo numero abbiamo Rebekah Isaacs, con uno stile un po’ più cartoonesco e con un occhio di riguardo alle ambientazioni e ai piccoli dettagli in esse. Nel secondo numero abbiamo Niko Henrichon con un tratto molto più marcato e quasi fisionomista, che sposta molta della sua attenzione sulle micro e macro espressione facciali.

Due stili differenti per due storie dallo spirito differenza, per cui una scelta ponderata quella di cambiare disegnatore per adattarlo meglio al racconto.

Per concludere, prima del classico voto finale, mi sento di consigliare i primi due volumi di Reaver a tutti gli amanti del fantasy più crudo e privo di adornamenti particolari.

Voto: 7/10

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