• Lun. Giu 21st, 2021

I Cine-consigli di Marzo 2021

Anche questo mese il trio Pietro, Paolo e Foschini ci regala i consigli cinefili:

Cult:

(Pietro)

Chinatown (1974)

“Chinatown”, una parola che richiama un passato lontano per il protagonista di questo film Jake Gittes, interpretato da Jack Nicholson, ma che in una sfumatura metacinematografica ricorda allo spettatore di un periodo tra gli anni ‘40 e ‘50 dello scorso secolo, nel quale il noir era uno dei generi prevalenti in America, con grandi titoli come “il grande sonno” di Howard Hawks oppure “Il viale del tramonto” di Billy Wilder. Eppure il capolavoro di Polanski, uscito in piena “New Hollywood”, non è un’operazione nostalgica, seppur ad una prima occhiata possa sembrare così grazie ai titoli di testa in stile cinema classico americano, la musica, il technicolor… Bensì il semplice desiderio di un grande regista di adattare il modello e l’ambientazione classica del noir ai tempi moderni.
Los Angeles, 1937, una donna assolda un detective privato per spiare il marito, un importante ingegnere idraulico. Dietro a tutto ciò vi è però un progetto decisamente più grande dell’investigatore, imbrogliato e coinvolto in un tela ingarbugliata dalla quale difficilmente si potrà liberare. Gli archetipi del genere sono tutti presenti, la femme fatale, l’investigatore privato, gli anni ’30, il modello alla “un bacio una pistola”… Talmente tanti che anche la brillante sceneggiatura di Robert Towne gioca con lo spettatore, proponendo possibili stereotipi del genere per poi capovolgerli completamente, con una serie di twist nella narrazione che tengono alta l’attenzione dello spettatore. Chinatown è una grande rivisitazione e decostruzione del noir, anche grazie alla Nuova Hollywood. Ebbene sì, Polanski crea un tale capolavoro per merito delle libertà che il cinema americano a cavallo tra la fine degli anni ‘60 e gli anni ‘70 si è potuto concedere. Il regista non si nega scene di nudo, violenza e una serie di movimenti di camera dinamici che valorizzano una brillante messa in scena. Chinatown è un capolavoro, un’opera dal taglio Autoriale, visto il classico pessimismo di Polanski presente anche qui, ma che funzionerebbe perfettamente anche come mero film di genere per chi non ha mai visto un noir prima di questo. Una perla.

(Paolo)

Citazione e genio, 30 anni da Gli Intoccabili di Brian De Palma | CameraLook

Gli Intoccabili (1987)

Gli Intoccabili di Brian de Palma non è solo “chiacchiere e distintivo”  ma un vero film cult, iconico in tutto e per tutto. Un cast stellare da Connery a De Niro, da Costner a Garcia. I componimenti di Morricone sono semplicemente perfetti e i vestiti di Giorgio Armani sono impeccabili.
Un gangster movie tra i più celebri, certo non il migliore, ma indubbiamente un’icona che tutti conoscono.

(Foschini)

Dell'amore per Alien e soprattutto per Ellen Ripley - Soft Revolution

Alien (1979)

Alien è un capolavoro di Ridley Scott, colui che possiamo definire l’inventore della fusione tra sci-fi e horror, tra “2001: Odissea nello Spazio” e “Non Aprite quella Porta”. Parlare di questa pellicola risulta quasi superfluo, interi studi trattano nel minimo dettaglio ogni piccola sfumatura di questo caposaldo del cinema mondiale, ma la sua visione su Disney+ mi ha portato a volerlo consigliare ancora, a chi non lo ha ancora visto ma anche a chi non lo vede da molto tempo. Vorrei concentrarmi sugli effetti visivi e portarvi a gustare ogni centimetro del lavoro di Giger, artista svizzero defunto nel 2014 e vero creatore del concept dell’Alien come è arrivato a noi al Cinema, e di tutta la troupe di Scott, che più di 40 anni fa è riuscita a rendere reale un orrore incastonato nello spazio, lavorando in maniera certosina, da manuale. Vorrei puntare su questo perché la storia la conosciamo e ci affascina da decenni, ma più di ogni altra cosa mi stupisce da sempre il come riuscirono a trasporre su pellicola, e in un modo così veritiero, qualcosa che oggi per colpa di computer, grafica e della sciattezza dei lavori contemporanei, nella stragrande maggioranza dei casi diventa piatto, falso e privo di emozione. E allora godiamoci ancora questo capolavoro e godiamoci soprattutto il Cinema di genere nella sua essenza, godiamoci Alien in tutta la sua sanguinaria bellezza.

Consigliati:

(Pietro)

Il sacrificio del cervo sacro (2017)

Adoro i Thriller psicologici, sono insieme ai Gangster e ai Noir i generi che preferisco nel panorama Cinematografico. Per questo motivo, quando ho recuperato tutta la filmografia di Yorgos Lanthimos, uno dei migliori registi degli ultimi anni, “Il Sacrificio Del Cervo Sacro” era uno dei titoli che maggiormente mi incuriosiva. Per fortuna la mia curiosità è stata soddisfatta da un film con una scrittura brillante. Come molti dei film del regista anche questo è ispirato da una tragedia, in questo caso la Ifigenia in Aulide, che scava profondamente nella psicologia dei personaggi presentati e nelle contraddizioni di una società borghese. Steven (Colin Farrell) è un cardiologo: vive in un bel quartiere della sua città, è sposato con Anna (Nicole Kidman) e ha due figli, Bob e Kim. Nel mentre vede anche un ragazzo, Martin, col quale intrattiene uno strano rapporto. Le cose iniziano a peggiorare quando Bob inizia a manifestare degli strani sintomi. La prima cosa che salta all’occhio della pellicola è la regia, evidentemente di ispirazione Kubrickiana, fatta di inquadrature dall’ampio respiro, angolazioni particolari, carrellate in corridoi claustrofobici che rendono ancor più evidente il senso di tensione che si respira sin dalle prime inquadrature. Il sentore di morte nella pellicola è presente da quando il regista come prima cosa ci mostra un’operazione a cuore aperto: la freddezza dei personaggi e la loro attrazione per la morte, il rapporto sessuale tra Steven e Anna che ricorda un atto di necrofilia, la carne che Steven preferisce, al sangue, sono tutti piccoli dettagli che dipingono una realtà apatica e disgustosa di un’alta borghesia che prova a nascondere il suo essere animalesca. Eppure, quando l’uomo viene messo davanti alle sue debolezze non mantiene la sua patina di asettica perfezione. Tutti diventano egoisti, ricattatori, violenti, si scontrano contro l’impossibilità di agire nei confronti di una potenza incontrastabile e una decisione che non riescono a prendere. Il film, nasconde anche un sentore di edipico che lo rende ancor più criptico ed affascinante. Uno dei migliori prodotti degli ultimi anni.

(Paolo)

CAMERA PSYCHO – Finalmente Qualcosa è Cambiato per Jack Nicholson |  CameraLook

Qualcosa è cambiato (1997)

Qualcosa è cambiato di James L. Brook del 1997 è un film stupendo, vincitore non per nulla dell’Oscar per la miglior attrice con Helen Hunt, oltre che a Jack Nicholson per un’interpretazione magistrale. Si tratta di una commedia davvero simpatica ma che porta dietro le sue tematiche, non scontate e che certamente non appesantiscono il film. Si tratta di una pellicola attuale anche oggi, che sa divertire e allo stesso tempo lasciarti qualcosa. Nicholson e Hunt sono spettacolari nei loro ruoli, e Greg Kinnear nel ruolo secondario è memorabile.

(Foschini)

The Art of Negative Thinking (2007)

The Art of Negative Thinking è un film del 2007 inserito sul catalogo Netflix insieme ad una ampia carrellata di film Scandinavi degli anni ’00. Il dramma che viviamo in questa pellicola si colloca sullo scontro tra le persone con disabilità e quelle normodotate, il tutto sviluppato tra le mura domestiche. Il marito della nostra protagonista si ritrova su una sedia a rotelle dopo un incidente che lo ha reso tetraplegico, e lei, portata all’estremo dalla situazione in casa, si rivolge ad un gruppo di recupero per persone con handicap. Una volta chiusi tutti nelle mura domestiche, la coppia e la “congrega” di recupero, capitanata da una specie di “santona” pronta a far valere le proprie teorie sul pensiero positivo, si scontrano con momenti talmente drammatici e grotteschi da strappare risate tipiche delle commedie più nere. Un film che raccoglie il meglio del Cinema Scandinavo e lo mostra in maniera diretta ed efficace, lontano dalle logiche del Politically Correct americano tanto in voga oggi.

Sconsigliati:

(Pietro)

Bohemian Rhapsody (2017)

Sono pronto per il flame. questo film è amatissimo letteralmente da tutti, e il mio “brutto” in questo caso è più un “è dannatamente sopravvalutato e piuttosto mediocre”. Sulla trama non c’è molto da dire, è la storia di Freddie Mercury, della sua scalata da figlio di immigrati a star della musica mondiale insieme ai Queen. In realtà, per essere più precisi, Bohemian Rhapsody, è il film di questa effettiva scalata al successo, piena però di incongruenze rispetto alla storia originale dei Queen. Ritengo questo essere un errore piuttosto grossolano per un biopic, che si prende veramente troppe libertà, pur se si considera una necessaria “romanticizzazione” della storia di un gruppo così famoso. La cosa che maggiormente ho trovato fastidiosa sono però i comprimari. Nessuno di questi è davvero approfondito o ha qualche sfumatura, qualche tipo di tridimensionalità. Questa è la vera colpa di un film, ben recitato comunque, ma che verte tutto quanto su di un senso di nostalgia che fino a qualche anno fa’ spopolava in tutto il mondo. Sopravvalutato.

(Paolo)

La storia della Principessa Splendente - Wikipedia

La storia della principessa splendente (2013)

La storia della principessa splendente di Iaso Takahata è uno di quei film che non viene mai criticato, perché si nasconde dietro la produzione di fama internazionale dello Studio Ghibli, ma che ha evidenti problemi.
Gli elementi di fantasia ai limiti dell’onirico sono ottimi, peccato che il film non abbia ritmo e la sua durata sia davvero eccessiva. La storia in sé è davvero interessante, ma i tempi sono dilatati ai limiti del tollerabile e i disegni, poco accattivanti, non funzionano nel contesto totale della storia. Va bene uno stile così elaborato in un corto, ma in un film di più di due ore questa grafica mortifica definitivamente il prodotto, che dopo due ore lascia molto meno di quanto potrebbe e quanto vorrebbe.

(Foschini)

The curse of sleeping beauty: il trailer | SYSTEM FAILURE

The Cursed of Sleeping Beauty (2016)

The Cursed of Sleeping Beauty è un film del 2016 che propone in chiave fantasy/horror moderno il classico La Bella Addormentata nel Bosco dei fratelli Grimm, presente sul catalogo Amazon Prime Video. Prendete il peggio degli effetti visivi di Twilight, il suo essere patinato e pieno di sbrilluccichii, e inseritelo in una pellicola che pretende di rendere moderno e horror un classico delle Favole. Prendete tutti i peggiori cliché degli horror americani moderni, tra tentativi di jumpscare e buio totale in alcune sequenze, uso della computer grafica smodata e inefficace, e inseriteli ad accompagnare una sceneggiatura che gracchia sotto ogni punto di vista. Prendete degli attori e fateli interagire tra di loro donandoci emozioni degne di un cinepattone. Unendo tutto questo possiamo solo immaginare cosa ci ritroveremo davanti guardando questo orribile tentativo di mostrare al massimo le tinte dark di quei geni dei fratelli Grimm. Assolutamente bocciato.

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