• Gio. Giu 24th, 2021

Le feste pasquali sono passate, e quindi ci buttiamo subito in una nuova avventura. Oggi parliamo di Year Zero il primo fumetto targato Astra (la nuova divisione della Star Comics).

Voglio tagliare subito la testa al toro e dire che si, il fumetto in questione mi è piaciuto moltissimo. Un racconto particolare, anche se tratta un tema abbastanza abusato, con un carica emotiva intrinseca molto grande e potente. Un lavoro confezionata a modo, senza dubbio. Ora cercherò di spiegarvi perché lo reputo tanto valido.

Alla storia troviamo Benjamin Percy, che ha deciso di scrivere un racconto sugli zombie (il termine “abusato” utilizzo poco sopra adesso prende molto più senso, vero?) ma non voleva cadere nel banale, tentando magari di raccontare l’ennesima apocalisse attingendo o scopiazzando su e giù. No, lui ha deciso per un approccio totalmente differente, esaltando non tanto la tipologia di storia (Horror) quanto più il media usato per raccontarla, cioè il fumetto. Secondo le testuali parole dell’auto, inchiostro e carta ti offrono molto più spazio di manovra di una pellicola cinematografica.

Forte di questa convinzione Percy ha deciso di strutturare il suo racconto, la sua personalissima apocalisse zombie infrangendo le barriere dello spazio e del tempo. Year Zero è un insieme di 4 storylines differenti, dislogate in giro per il mondo e in diversi momenti del tempo, proprio a simboleggiare l’ampiezza dell’evento (la fine del mondo, in pratica)

Ognuno delle quattro storie inzia e prosegue in luoghi differenti, vissuta da personaggi differenti intenti a proseguire il loro percorso più che ad affrontare i morti che stanno reclamando il mondo. Ognuno dei protagonisti vive in modo unico questa nuova condizione mondiale tenendo conto, però, che le loro vite, i loro problemi e anche i loro nostri personali non sono stati accantonati sono lì, e agiscono ancore per tormentarli.

Gli aspetti dei vari protagonisti vengono dunque approfonditi, analizzati e spiegati. Noi sappiamo bene, un volto aver finito di leggere, che abbiamo conosciuto non tanto l’orrore che si propaga nel mondo ma l’orrore che loro erano già costretti a vivere, chi in un modo cui in un altro.

Il più grande pregio di Year Zero è proprio quello di non mettere il disatro mondiale al centro di tutto, no, noi lo viviamo attraverso i punti di vista dei protagonisti, ognuno unico e specifico. Questo particolare aspetto e, un approfondimento “storico” sparso lungo tutto il fumetto, ci permettono di avere una visione più tonda, più completa della nuova realtà che affligge il globo intero. Un’opera, in effetti che poteva essere effettuata solo in un media come il fumetto.

Un media fumettistico, però, è composto anche da un parte grafica, visiva. Infatti i disegni non sono solo di contorno, anzi il lavoro di Ramon Rosanas è stato magnifico. Grande è stata la ricerca sulle ambientazioni, per renderle più realistiche e fedeli possibile. Enorme, invece, il lavoro sulle micro e macro espressione dei personaggi, quei piccoli particolari che a volte riuscivano a trasmetterti un messaggio ancora prima del baloon.

Altro grande pregio del disegnatore è la dinamicità, non solo nelle scene d’azione ma, lungo tutta la storia, si ha proprio l’impressione di essere in constante movimento, in costante avanzamento anche stando fermi. Un lavoro veramente eccezionale sotto questo aspetto.

Per ultimo, ma non per importanza, vi parlo dei colori di Lee Loughridge che ha scelto di usare un pattern cromatica differenti per ognuna delle storia che compongono il fumetto. Dando ancora di più un senso tanto di ampiazza del contesto generale, quanto di unicità nelle singole storyline.

Per concludere ribadisco quanto mi sia piaciuta questa lettura, che consiglio caldamente a tutti. La consiglio soprattutto ai fan degli zombie, per avere un cosa nuova da leggere.

Voto: 8.5/10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *