• Sab. Set 18th, 2021

Zero: La Recensione della Serie Netflix

Zero, la nuova serie italiana distribuita su Netflix, ha senz’altro fatto parlare di sé negli ultimi mesi. Tratta dal libro Non ho mai avuto la mia età di Antonio Dikele Distefano, si era fatta notare anche per il numero di attori di colore presenti all’interno del cast tra i personaggi principali.

La Serie si presenta come un drama adolescenziale, con alcuni elementi che ricordano il filone supereroistico, seppur non possa essere definito il genere predominante di questo prodotto. Il protagonista Omar è un ragazzo italiano di seconda generazione, con origini africane e la strana capacità di diventare invisibile.

La Storia è incentrata sull’emancipazione di questo personaggio, che passa da essere una “persona invisibile” fino a trovare il proprio posto nel mondo. Tutto ciò sarà possibile grazie ai nuovi amici di Omar e a una ragazza chiamata Anna, i quali aiuteranno il protagonista nella sua crescita. Oltre al percorso del ragazzo, si sviluppa anche una narrazione con tendenze più vicine al filone supereroistico nominato precedentemente, che vedrà il gruppo di protagonisti intenti a salvare il quartiere della periferia di Milano nel quale vivono.

Zero: trama, cast e data di uscita della nuova serie italiana Netflix

l’unione del teen drama e del filone supereroistico non è senz’altro una novità nel panorama televisivo o cinematografico. In questa serie i due generi si fondono comunque abbastanza bene, creando un giusto equilibrio. Il problema principale di questo prodotto però, sta proprio nel non approfondire tutta una serie di tematiche, abbastanza mature peraltro, che vengono solo sfiorate all’interno della narrazione.

Cercando di fare un esempio: la serie dedica molto tempo all’evoluzione del personaggio di Omar, al suo passaggio da uno “zero” ad un ragazzo prossimo all’età adulta e conscio del proprio posto nel mondo. Questa evoluzione è affrontata molto spesso all’interno della serie, svolgendo tutto sommato un buon lavoro, eppure le motivazioni per cui Omar si senta così invisibile non sono del tutto chiarite o approfondite come si deve. Una maggiore caratterizzazione avrebbe regalato una sfaccettatura e una profondità molto superiore al protagonista della serie. Questo discorso vale però per molti aspetti della narrazione, si veda anche il tema delle persone di colore nella periferia milanese e il loro rapporto con le persone, in particolare i poliziotti, di etnia caucasica.

Le tematiche che ho appena elencato sono sicuramente di un certo spessore sociale, e se approfondite nel modo giusto avrebbero potuto lasciare spazio a qualche riflessione in più, anche negli spettatori più maturi. La sensazione principale che questi elementi suscitano nello spettatore è quella di una vera e propria mancanza di target ben identificato all’interno della Serie.

Il teen drama è il genere predominante, e risulta essere piuttosto classico, senza particolari guizzi o difetti, sostanzialmente nella media, eppure l’elemento sociale nelle prime puntate sembra mostrare un’intenzione a riferirsi ad un pubblico di ragazzi in tarda adolescenza.

I personaggi si trovano anche questi in un sostanziale giudizio di mezzo. Mi spiego meglio, alcuni di questi sono abbastanza approfonditi, seppur non si raggiunga mai una profondità particolarmente elevata, altri invece risultano essere completamente piatti. Il personaggio migliore è forse Sharif, nulla di particolarmente eclatante, però la sua storia famigliare risulta essere la migliore sottotrama della Serie.

La cosa più frustante forse è il modo in cui gli interessi dei personaggi non siano sfruttati adeguatamente all’interno della Serie: Omar vuole fare il fumettista, Sara ha uno studio di registrazione, Momo sembra voler diventare un cantante. Tutti questi spunti interessanti non vengono né approfonditi né utilizzati, nonostante nei primi minuti della prima puntata ci venga esplicitamente detto che per Omar Disegnare fumetti è un modo per uscire dalla realtà. Questo elemento non viene elaborato, ma l’interesse viene ripreso due volte successivamente, senza giungere comunque a un concreta analisi di cosa questa passione significhi per il personaggio. Questo processo avviene in media per tutti i personaggi. Perché quindi? perché sprecare importante minutaggio per regalare ai personaggi alcune sfaccettature se poi ai fini della trama risulteranno futili?

Non posso dire comunque di essermi annoiato guardando questa serie, la sceneggiatura è comunque modesta e porta termine il proprio compito. Il problema sta proprio nel non capire come possano essere stati sfruttati così male molti spunti potenzialmente interessantissimi.

La colonna sonora è comunque un elemento di grande interesse. Distefano, che ha co-scritto la serie tratta dal suo libro. è anche il gestore di Esse Magazine, magazine di spicco sul web dedicato al Rap e all’Hip-hop. Non sorprende quindi che ci sia una vasta gamma di canzoni Rap ad accompagnare la Serie, tra cui alcuni successi dei Rapper migliori del momento.

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Pietro

Amante dei supereroi sin da bambino vi esporrà le sue opinioni su fumetti e cinema con tutta la sua passsione.

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