• Mar. Set 21st, 2021

Fire Power Vol. 2 – La Recensione

Ormai un anno fa scrissi la recensione del primo volume di Fire Power, denominato Prelude e classificato come OGN.

La storia di quel volume, tuttavia, fu molto di più di un semplice prologo, narrò infatti della vita di Owen nel pieno della sua giovinezza, del suo cammino travagliata nella vita, sia quella rigida delle arti marziali sia quella amorosa. Lo si ricorda: la storia è quella di Owen, orfano dei propri genitori che, in una ricerca di questi, si imbatte in numerosi templi di arti marziali diverse (il perché viene spiegato nel corso di questo volume), fino ad approdare al tempio di Wei Lun (nome dell’eccentrico maestro che lo gestisce da tempo). In tale frangente, Owen scoprirà che il luogo è dedito allo studio dell’arte del Fuoco, una tecnica talmente risalente e antica che perfino Wei Lun ne ha dimenticato l’utilizzo.

Come detto sempre in quella recensione, la storia del Preludio risultava costruita attorno al leitmotiv di un Batman Begins, senza sconti particolari di adattamento. Fu un preludio bellissimo e notevole, ricco di action e anche di momenti introspettivi alla Soldato Jane, specie con riferimento alla vita e all’addestramento nel tempio. Quindici anni dopo, tuttavia, la musica cambio. Owen è cresciuto, e la sua musica preferita non è più il rock, bensì il jazz.

Facciamo un piccolo recap del primo volume

La storia è quella di Owen, orfano dei propri genitori che, in una ricerca di questi, si imbatte in numerosi templi di arti marziali diverse (il perché viene spiegato nel corso di questo volume), fino ad approdare al tempio di Wei Lun (nome dell’eccentrico maestro che lo gestisce da tempo). In tale frangente, Owen scoprirà che il luogo è dedito allo studio dell’arte del Fuoco, una tecnica talmente risalente e antica che perfino Wei Lun ne ha dimenticato l’utilizzo. Ma tale segreto, tale tecnica, che per pochi dovrebbe essere , in realtà, tale non è. Senza contare il segreto del Drago nascosto nel tempio.

Quello che era sicuramente certo nel primo capitolo era la componente action del volume, mista a momenti riflessivi e di introspezione, tipici dei richiami orientali del genere. Una cosa, oltretutto sbalorditiva, è data dalle prime undici pagine, narrate interamente senza alcuna parola e solo coi disegni di Samnee, tesi a mostrare le fatiche di Owen, il protagonista, verso la sua meta. Diversamente, questo secondo volume, opta per una struttura inversa, la quasi totalità dell’impianto narrativo è relativamente lento, laddove solo sul finire pare notevole il cambio di passo nella narrazione

A DIFFERENT KIND OF LIFE

Robert Kirkman e Chris Samnee continuano a narrare le gesta del nostro Owen, e della sua famiglia (una moglie, un cane e due figliocci). La storia, almeno fino alla metà del volume, sembra procedere su di un ritmo decisamente diverso dalla precedente. Kirkman non indulge affatto nel mostrare al lettore il tentativo di Owen di sfuggire al suo passato, più una missione di vita che un semplice tentativo. Owen vuole solo vivere la sua vita, con la consapevolezza che c’è un solo fantasma da cui non può scappare in eterno, quello di Ling Zan.

Tuttavia le cose prendono una piega inaspettata: Guang, Wei Lun, Chou Feng un misterioso complotto, il clan della terra bruciata e un drago di troppo. Nessuno può fuggire per sempre, nemmeno Owen. Apprezzabile il build up narrativo di questa seconda fase, fatto prevalentemente di momenti familiari e neutrali. Per approdare poi su lidi ben più turbolenti.

Gli ingranaggi della storia iniziano così a muoversi velocemente, e la vita di Owen e famiglia risulterà nuovamente a rischio, in un turbine di eventi che porterà a ben più di un colpo di scena. E a qualche morte di troppo.

Questo primo, vero, volume risulta essere un connubio decisamente riuscito di tranquillità e azione, di calma e tempesta. Un Kirkman diverso dal solito, o meglio. un Kirkman molto vicino ai primi numeri del suo Invincible, con il suo world building delicato e sempre posato e riflessivo. Come il nostro Owen del resto.

Samnee & Wilson

La storia, come già detto nella precedente recensione anche, non potrebbe godere della stessa qualità se non fosse per il tratto, la dinamicità e la costruzione delle scene di Chris Samnee. Già noto in casa Marvel, ma anche per alcuni suoi lavori in bianco e nero- Il tutto completato dall’opera magistrale di Matt Wilson ai colori. Due certezze per un sequel solidissimo, non perfetto, del primo capitolo.

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