• Sab. Giu 19th, 2021

Non mi uccidere è un film del 2021 diretto da Andrea De Sica e uscito solo sulle maggiori piattaforme di streaming causa pandemia. Vorrei aprire questa recensione ringraziando il FantaFestival di Roma, giunto alla sua 41° edizione, che mi ha dato la possibilità di vedere questa pellicola sullo schermo del Nuovo Cinema Aquila, con la presenza in sala del regista e delle attrici Alice Pagani e Silvia Calderoni. Un segnale forte da una istituzione del circuito cinematografico romano e italiano di voler ripartire, ma soprattutto di riportare le persone nell’unico luogo davvero predisposto a far godere lo spettatore delle pellicole, il cinema.

Ma ora passiamo al film, che si apre con una corsa spericolata dei nostri due protagonisti lungo le insidiose curve di quelle che sembrano le Alpi e si conclude in una cava con i due innamorati che dopo una breve discussione sulla moralità del gesto, decidono di assumere una potente droga nera attraverso il bulbo oculare. Il risultato è tragico e la morte arriva a trovare i due, ma per Mirta sarà solo temporanea. Questo è il momento per parlare del primo, evidente, difetto del film, cioè la poca chiarezza del mostro, la poca chiarezza del “sopramorto“. È uno zombie? Sembrerebbe di si, ma non emerge una definizione certa dalle parole della protagonista. La carne umana è necessaria a far in modo che il suo corpo non si decomponga come fosse un vampiro che ha bisogno di sangue? Anche in questo caso non è subito chiaro. La droga trasforma in “sopramorti” o basta una morte violenta da giovani? Ai posteri l’ardua sentenza. Questa poca chiarezza sulla natura del mostro, indiscusso protagonista della pellicola, ovviamente si ripercuote su tutto il girato, che partendo da queste enormi falle di sceneggiatura ci ritrova catapultati in un continuo “cosa sta succedendo?”. Così come risulta molto confusa una società segreta, che sembra essere governativa e che serve a tenere a bada questi mostri per salvaguardare la razza umana, ovviamente avente tutti i componenti con accenti dell’est Europa perché a quanto pare è giusto stereotiparli così.

La confusione della sceneggiatura si ripercuote poi anche sulle scelte registiche che passano da un buon horror, a parti in discoteca che scimmiottano Gaspar Noé, a orridi momenti “3 metri sopra il cielo” messi lì solo per accaparrarsi un pubblico meno avvezzo al genere (qui apro e chiudo una brevissima parentesi e vi invito a leggere gli incassi dei blockbuster horror americani e ad interrogarvi se è davvero necessario nel 2021 buttare scene d’amore a caso per far andare le persone al cinema).

La fotografia risente dello stesso problema ma risulta ottima quando la pellicola incanala ciò per cui è stata creata, i momenti orrorifici e sanguinosi sono davvero belli da guardare, quasi gotici, e il trucco e parrucco ci mette il suo per rendere il tutto credibile e d’impatto. Gli attori anche cadono in questo oblio e si ritrovano ad impersonificare in maniera eccellente mostri e momenti più forti, per poi cadere in frasi romantiche di una banalità imbarazzante dove si vede il loro non essere a proprio agio. Per non parlare delle inutili e lunghe scene di sesso messe lì ancora una volta senza un reale motivo.

Una occasione persa, a mio modo di vedere, per il cinema italiano per dimostrare di poter tornare in auge con il cinema di genere, con questo budget, con questo cast, ma soprattutto con questo comparto tecnico. Quasi una offesa allo spettatore italiano, come a voler ammorbidire la pellicola per renderla di “massa” quando possiamo dire che anche l’occhio di chi non è un “cinefilo incallito” si sia abituato ad un cinema diverso, ad un cinema che ha bisogno del genere, ad un cinema moderno con un respiro internazionale, con un respiro europeo.

Francesco Foschini

Amante di cinema sin dalla prima adolescenza cerco sempre film che mi diano emozioni forti e mi facciano sentire vivo. Canto anche nella band posthardcore I MAIALI.

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