• Lun. Giu 14th, 2021

I consigli cinefili di Maggio 2021

Tornano anche questo mese i cineconsigli di Octonet. Foschini, Paolo e Pietro vi presenteranno una selezione di 9 nuovi film divisi tra Cult, Bello e Brutto.

CULT

Paolo:

Ispettore Callaghan: il caso scorpio è tuo! (1971)

Dom Siegel dirige questo vecchio film poliziesco, ormai colto e omaggiato anche dalla band Gorillaz con la canzone che riprende il titolo originale di questo film “Dirty Harry”.
Callaghan è magistrale, interpretato da Clint Eastwood in quello che è sicuramente uno dei suoi film più iconici. La trama si ispira molto liberamente al vero caso Zodiac, noto ai più dal capolavoro di David Fincher.
Questo è un poliziesco crudo e a tratti ironico, ben costruito e intrigante anche dal punto di vista sonoro. Il film si regge bene per tutta la sua durata senza mai annoiare o arenarsi in certe scene. Un cult più che meritato e da vedere almeno una volta nella vita.

Foschini:

La casa di Jack (2018)


La casa di Jack è un film di Lars Von Trier del 2018, e uscito direttamente nelle sale. “L’istant cult è quell’opera cinematografica che immediatamente supera il livello del successo per arrivare a quello di icona sociale, malgrado il successo o insuccesso commerciale o di critica”. Questo è l’effetto che ha generato in me questo capolavoro che parla di Jack, un ingegnere, e di come attraverso degli “incidenti” sia diventato un efferato serial killer. Un viaggio diviso in capitoli che ci trasporta nella mente del protagonista, scendendo sempre più in profondità nel suo inferno personale. Ovviamente ci troviamo dinanzi al film più autobiografico di Lars Von Trier, come se ogni omicidio fosse un suo film passato, come se fosse lui a confrontarsi con ciò che ha fatto e con i suoi spettri. Virgilio dialoga con Jack nella pellicola mentre si fa raccontare nei dettagli degli omicidi, come se fosse Lars a dialogare con la sua coscienza che cerca di fargli capire quanto lui meriti l’inferno e la dannazione eterna. Lars provocatore, impertinente, perfezionista, autocitazionista, ossessivo compulsivo, misogino, Lars che è stato additato come nazista, Lars che non ha paura di andare ancora oltre ma questa volta mostrandosi nudo, a modo suo. Lars che ha sempre voluto essere un artista e che ama l’arte oltre ogni cosa, ma che sa di essere spesso visto come un perfezionista ossessivo e calcolatore, così come il nostro Jack combattuto tra l’essere un ingegnere e voler essere un architetto. Io adoro la casa che costruisce Jack, adoro Lars Von Trier e mi perdo, ammirando ciò che lui ha creato in tutta la sua carriera e in questa pellicola, ammirando i corpi che compongono questa opera d’arte talmente estrema da essere perfetta.

Pietro:

Diario di un ladro (1959)

Martin Lasalle in Robert Bresson’s PICKPOCKET (1959). Courtesy Film Forum/Janus Films. Playing 1/13-1/14

Robert Bresson è un regista francese famoso per essere uno degli autori più influenti della Nouvelle Vague. Trai tanti titoli che potevo proporre della sua filmografia ho scelto Pickpocket come miglior rappresentante del pensiero di Bresson. La filosofia del regista è quella del minimalismo, che consiste sostanzialmente nel limitare al minimo qualsiasi arteficio cinematografico. Il regista quindi non si cimenta in alcun tipo di esercizio registico, limitando le inquadrature a dei piani fissi, anche la recitazione degli attori è limitata alla mera ripetizione dei dialoghi scritti sulla sceneggiatura. Il film è poi semplicemente la narrazione della vita di un ladro. Il film si sviluppa come un trattato psicologico sulla figura del ladro, considerandolo un inetto e smontando completamente la figura del superuomo che si ribella alla società vista la sua grande intelligenza. Il personaggio è un fallito, costantemente ridicolizzato e dal carattere debole e indeciso.

BELLO


Paolo:

Veloce come il vento (2016)


Veloce come il vento è un film del 2016 italiano di Matteo Rovere, ed è davvero imperdibile.
Protagonista assoluta è Matilda De Angelis nei panni di Giulia, mentre Stefano Accorsi è il fratello maggiore Loris. Tratto da una storia vera, questo film italiano spesso dimenticato è un vero gioiellino. Di primo impatto può sembrare un filmetto sulle corse GT d’Italia, ma in realtà è un film molto più curato e profondo. Personaggi che pur essendo semplici sono davvero ben scritti, la fotografia è davvero eccezionale con i toni sempre tendenti al blu-verde, e delle prestazioni attoriali notevoli da parte dei due protagonisti e non solo. A differenza di Rush di Ron Howard, qui il film si concentra meno nel mostrare il campionato, la gara e il mondo delle auto GT. Si concentra invece sui rapporti umani fuori dalla pista e sul pilota che deve dare tutto se non vuole la sua vita rovinata.

Foschini:

Rifkin’s Festival (2021)


“Rifkin’s Festival” è un film diretto da Woody Allen uscito solo in sala nel 2021. L’ex professore di cinema Mort Rifkin e sua moglie vanno al festival internazionale del cinema di San Sebastián e lì si ritroveranno ad affrontare la crisi del loro matrimonio tra nuove fiamme, conferenze stampa e rimandi a film che hanno scritto la storia del cinema. Insomma nulla di nuovo sotto la lente d’ingrandimento di Allen, eppure questa pellicola rappresenta una bellissima summa di tutto ciò che ci ha donato con il suo cinema. Un atto di amore e di odio verso ciò che ha segnato la sua vita, come essere umano e come cineasta, come filosofo e come comico. La sua comicità tagliente, i suoi monologhi interiori, il suo disfattismo cosmico, tutto ciò che vogliamo e desideriamo da lui è in questo film. A questo aggiungiamo delle prove attoriali magistrali e una fotografia calda che ricorda opere come “Vicky, Cristina Barcellona” e possiamo affermare di trovarci davanti, per l’ennesima volta, una bellissima opera composta, assemblata ed orchestrata dal maestro Woody Allen.

Pietro:

L’Ufficiale e la Spia (2019)

“L’ufficiale e la Spia” è un film molto personale per Roman Polanski. La storia del generale Dreyfus, degradato ed esiliato dalla sua nazione per un’accusa ingiusta, è una storia importante per il regista. Non devo dirvi io quelle che sono le accuse rivolte a Polanski, in caso non le sapeste vi consiglio di andare ad informarvi, e questo film risulta essere una sostanziale dichiarazione d’innocenza da parte del regista. La storia è appassionante e disamina un sistema corrotto, superficiale e razzista. La Francia di quegli anni, meravigliosamente ricostruita nella pellicola è quindi la rappresentazione di quel sistema corrotto che affligge anche il regista. Non sono qui per accusare oppure giustificare Polanski, non è il mio compito, ma, al netto di quelle che sono le vostre opinioni a riguardo, il film è estremamente meritevole e ci ricorda una lezione importante, l’artista e il suo operato sono differenti dalla persona in sé.

BRUTTO

Paolo:

La famiglia Willoughby (2020)


“La famiglia Willoughby” del 2020 è un film d’animazione da cui potete stare lontani senza troppi problemi. Diretto principalmente da Kris Pearn, questo film non lascia nulla, non ha pathos neanche per sbaglio, e né tantomeno una trama un minimo sensata e pensata.
Dall’inizio alla fine il film è veramente noioso, non interessa sotto nessun aspetto, non ha nulla di veramente forte e anche il finale lascia a desiderare. Assolutamente da evitare, e se volete intrattenervi per una serata c’è sicuramente altro di gran lunga migliore senza scomodare grande nomi.

Foschini:

Rogue River (2012)/La Bara Bianca (2016)


“Rogue River” e “La Bara Bianca” sono due film usciti sul canale Prime di Midnight Factory e diretti rispettivamente da Jourdan McClure e Daniel De La Vega. Il primo è un torture porn girato nella quasi sua interezza nella casa di due folli; il secondo un film paranormale su una madre che cerca di salvare la sua anima e quella della sua bambina da una setta. Ho deciso di unire questi due titoli perché dal mio punto di vista ci troviamo di fronte agli stessi errori in entrambe le pellicole, seppur così diverse a livello di trama. La voglia di stupire, di disgustare e di andare oltre, sembra superare la voglia di scrivere qualcosa di almeno sensato. Scene fortissime a livello visivo si susseguono senza avere mai una motivazione valida per cui accadano. Lo stesso discorso vale per le sceneggiature volte, anche queste, a voler superare i “limiti della decenza” tra incesti forzati e bambini bruciati, senza però raggiungere l’intento, anzi, cadendo piatte in mezzo al nulla che ci viene raccontato. La recitazione è a dir poco di serie Z, nonostante la presenza di Bill Moseley in Rogue River, e anche gli attori sembrano storditi e intontiti dalla quantità di perversione fine a se stessa. Regia e fotografia sono da pellicola indipendente, ma questo non fa parte dei motivi per cui sono tra il peggio: tantissimi film fatti a budget 0 hanno qualcosa da raccontare e lo fanno alla grande nonostante i pochi mezzi. Qui il vero problema è l’intento, se davvero ce n’è uno.

Pietro:

The Dreamers (2003)

Bernardo Bertolucci non è un regista che apprezzo particolarmente, ma trovo “The Dreamers” un film a tratti insopportabile. Il regista ricrea un clima nostalgico, quello del ’68 francese, riempiendo la sua pellicola di citazioni a vecchi film del passato. Il problema del film sta nel citare e mostrare il passato in un modo sterile, seppur uno degli intenti del film sia anche quello di mostrare la superficialità di quel periodo, nonostante l’apparente rilevanza culturale. Il risultato finale è quindi un film che non lascia praticamente nulla.

Pietro

Amante dei supereroi sin da bambino vi esporrà le sue opinioni su fumetti e cinema con tutta la sua passsione.

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