• Lun. Lug 26th, 2021

Dylan Dog 416-417 – Recensione

Torniamo a parlare dell’indagatore dell’incubo più famoso di sempre di casa Sergio Bonelli Editore.

Questa storia è divisa negli albi mensili 416 “Il detenuto” e 417 “L’ora del giudizio“, che concludono una vicenda molto particolare di Dylan Dog.

La sceneggiatura è di Mauro Uzzeo nella prima parte e di Barbara Baraldi nel finale. Ciò si sente parecchio, una netta divisione delle due parti che si intersecano più per coerenza editoriale che per altro, probabilmente. Il primo numero è, a conti fatti, un’intero viaggio imprecisato, particolarmente crudo e angosciante, che però non mostra dove vuole andare a parare.

Nella seconda metà, invece, la storia spiega tutto lasciando, però, un po’ di confusione nella testa del lettore.

Anche i disegni di Arturo Lauria sembrano un po’ confusionari nel primo numero: il tratto gioca interamente tra ombre e luci nette e precise. Sfortunatamente, in alcune tavole il risultato non è quello sperato, con disegni caotici che confondono il lettore, il quale non capisce cosa viene rappresentato al loro interno. Gli elementi più crudi, invece, spiccano notevolmente nel finale della prima metà.

Nella metà del finale, invece, i disegni sono firmati da Angelo Stano, il quale ha un tratto più chiaro e ordinato. Ciò si abbina molto bene, viste le complesse e lunghe spiegazioni all’interno del fumetto che necessitano di un chiaro supporto visivo, evitando di mandare in confusione il lettore e quindi di perdere l’intero filo del discorso.


Sommariamente, però, questa storia nel suo complesso attira eccome. Fino all’ultima pagina sarete curiosi di sapere cosa succederà e come il tutto verrà risolto.

Simpatica la citazione a Caparezza nel primo albo, che ritroviamo raffigurato nella cella 709, palese riferimento al suo, ormai, penultimo disco. Il primo si albo apre anche con un supporto al movimento BLM ricordando, a mio avviso, la situazione con la polizia americana negli ultimi mesi. Questo tema viene poi portato avanti nella digressione sul ragazzino condannato alla sedia elettrica nel ‘900 solamente perché di colore.


I temi sociali e riferimenti vari ci sono e sono ben calcolati. La trama però pecca forse di pretendere troppo, perdendosi in spiegazioni e digressioni che si potevano gestire in modi più efficaci.


A voi la scelta, se recuperare o meno queste due ultime uscite dell’indagatore dell’incubo, sicuramente non è una lettura leggera e/o estiva. Fateci sapere la vostra!

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