• Lun. Lug 26th, 2021

Chtulhu: Death may die – Anche la morte può morire

Direttamente dal gioco da tavolo della CMON basato sui miti di H.P. Lovecraft, un team artistico composto da Stefano Vietti, Luca Enoch, Paolo Francescutto, Giancarlo Olivares, Alessio Moroni, Riccardo Crosa, Marina Sanfelice e Matteo Brembilla, ci porta in questa avventura ispirata al famosissimo “polipone”. Grazie a Sergio Bonelli Editore possiamo apprezzare questo fumetto ma non solo, infatti non è la prima volta che sentiamo parlare di questa squadra di artisti: ricordate Dragonero? Ecco, loro ne sono gli autori. Devo dire che non è stato sicuramente un compito facile quello di muoversi all’interno delle dinamiche di un gioco da tavolo, e in più rispettare e cogliere i tratti essenziali dello scrittore di Providence. Tanto di cappello già solo per questo!

Siamo tra gli anni ’20 e ’30 in un’America devastata da forze demoniache. Qui, la rettrice dell’orfanotrofio Last Hope cerca di contattare Annabelle, una sua conoscente, affinché possa effettuare un incantesimo per proteggere l’istituto. La telefonata viene ascoltata da una delle bambine che abitano Last Hope, Lysa, che decide di scappare ed andare personalmente a cercare Annabelle. Ma non è sola. In questo pericoloso viaggio la accompagnerà Malacoda, una testa di demone preservata in un particolare contenitore. Diversi i personaggi che incontrerà la bambina e che li aiuteranno nella sua missione: l’autista di un camion Jack Munoz, l’ex militare Rocco e molti altri, oltre ad una quantità spropositata di mostri tentacolati.

La narrazione è scandita molto bene, con una buona dose di combattimenti, esplosioni, e con la componente paranormale sempre presente. La parola d’ordine è quindi DINAMISMO. Non ci sono tempi morti nel racconto, e si rimane incollati alle pagine aspettando il momento clou e sperando nella riuscita dell’impresa dei nostri eroi. Tutti, in questo fumetto combattono in modo impavido e coraggioso, senza preoccuparsi del fatto che sono di fronte a forze demoniache e molto più forti di loro. Enoch in “Chtulhu: Death may die – Anche la morte può morire” prende il mostro per eccellenza dell’universo lovecraftiano e lo scaraventa in un tempo ed un ambiente che ben si prestano alla magia e agli incantesimi, creando quindi una storia molto appassionante ed intrigante.

Tutto questo è rappresentato egregiamente da Riccardo Crosa e Paolo Francescutto, rispettivamente disegnatore e colorista. Inquadrature cinematografiche, attenzione soprattutto ai dettagli e alle espressioni dei personaggi, ma soprattutto i colori con un rosso predominante, ci regalano delle tavole sicuramente degne di nota.

“Chtulhu: Death may die” è un fumetto che inquieta, intrattiene, suscita emozioni forti insomma. Ancora una volta questa squadra di artisti, ormai ben collaudata, porta alla Bonelli un volume immancabile e capace veramente di attirare un vastissimo pubblico.

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