• Lun. Lug 26th, 2021

Adventureman – La Recensione

Recensione del primo volume di Adventureman, che raccoglie i primi quattro numeri della serie, scritto da Matt Fraction (Hawkeye, X-Men, altre cose) e Terry/Rachel Dodson (X-Men e altri lavori in Marvel). Pubblicato per Image Comics e rilasciato in Italia da Saldapress.


Dopo mesi di gestazione arriva anche la nostra recensione di Adventureman, complici anche traslochi non previsti e settimane di lavoro intensivo. Speriamo che questa recensione riesca a stimolarvi nella lettura di questa nuova “operetta” di Matt Fraction.


La fine e tutto ciò che succede dopo

Adventureman nasce essenzialmente come crasi tra Indiana Jones, la Lega degli Straordinari Gentlemen, The Librarian e una spruzzata di pulp qui e là (anche se lo stesso Fraction non ha ben chiaro cosa si intenda con questo termine e si vede). Il libro è diviso in due parti e quattro capitoli; la prima parte, lunga quanto tre numeri normali, esplora la vita dell’Adventureman originale e del suo team, composto da tutta una pletora di “supereroi” con nomi a cavallo tra la golden age e della propaganda politica, così come politica pare essere la natura degli avversari del nostro prode protagonista. Adventureman, accompagnato da Phaedra Phantom, il Gentleman, Chagall, Sally Sweet e Loonnie Langlois (il cui nome e titolo sono invertiti a causa di una probabile svista redazionale) e Akaal, tutti dotati di poteri e nazionalità più o veno variegate. Ad ogni modo, la squadra del “bene” deve vedersela con il Barone Bizzarro, la figlia e tutto il suo entourage del male (una sorta di asse del male mock up del Teschio Rosso e del Hydra).

Ad un certo punto, durante la battaglia finale, la storia si interrompe bruscamente, per mostrarci quello che realmente stava accadendo: si è trattato di una narrazione fittizia, fatta dalla protagonista reale del fumetto, Claire, al figlio, Thomas. Ed entrambi sono oltremodo stupiti della fine repentina della storia, quasi quanto il lettore in carne ed ossa, mi verrebbe da dire. Quale libro finisce così, a metà? Qualcosa non quadra, e se la storia non fosse davvero finita? Se ci fosse dell’altro? Un altro libro, magari. Inizia così Adventureman, da una storia interrotta e da un’altra, che parte, forse in sordina, ma sicuramente verso “momenti” inesplorati.

Nel prosieguo abbiamo modo di scoprire qualcosa in più della nostra Claire, madre single, avente sei sorelle, con un trauma acustico (per il quale deve usare degli apparecchi appositi) e di religione ebraica, nonché amante dei gatti. Come lavoro? Lavora in una libreria di libri usati, della vecchia madre, e sarà proprio in questo luogo che la nostra protagonista scoprirà come Adventureman non sia propriamente “svanito” nel nulla. Ed è così che tra donne misteriose, insetti umanoidi e una strana scarica di luce ha inizio: il ritorno del più grande Avventuriero del secolo scorso.

Il resto del volume, che merita anche solo di essere guardato per lo stile messo in piedi dai Dodson (il quale ricorda molto quello di Joelle Jones, anche se in realtà è il contrario), ci porterà di nuovo sul binario della prima trama, avvolgendoci in un mistery tale urbano, con strani nemici, curiosi grattacieli inesistenti ed un nuovo concetto di reincarnazione. Il terzo capitolo esplorerà la nuova “Claire”, la sua nuova forma fisica, in una sorta di trascendenza supereroistica, 38 cm, parecchi chili e delle abilità che manco pensava di poter avere.

Qualcuno ha detto reincarnazione? L’ultimo capitolo, dato che il quinto uscirà con quasi un anno di stacco (Settembre 2021), fa da ponte per gli eventi del secondo arco narrativo, ed avrà anche un suo protagonista o, almeno, co-protagonista. Chiaramente non ha senso spoilerarne la conclusione, dato che: a) non si tratta neppure della chiusura dello story-arc; b) vengono introdotti personaggi non propriamente umani; c) non sarebbe carino. Quello che però è sicuro è che Adventureman è tornato, o tornat*. Non lo so, decidete voi, lo capirete durante la lettura.

Il volume si conclude con molte pagine ricche di bozzetti, annotazioni sui personaggi, la storia e le interviste a Matt Fraction e ai Dodson, sul quando sia nata la loro idea di Adventureman (durante la loro run su Uncanny X-Men). Sicuramente utili per dare un background sulla gestazione di Adventureman, la cui idea si è poi veramente concretizzata dopo l’Hawkeye del Fraction.


Un paio di note dolenti riguardano sicuramente l’andatura altalenante della trama, la decisione di splittare in due la narrazione e la malcelata intenzione di non dare a Claire una personalità tutta sua, al di là di una disabilità più o meno importante. Analogamente, la scelta di dare ai Dodson il comparto artistico è stata sicuramente una scelta azzeccata, il problema è che, come lo fu su UXM, questi non sono la scelta propizia per le scene di azione e di dinamismo (diversamente dal Joe Benitez, sul suo Lady Mechanika, forse il libro indipendente che più si avvicina ad Adventureman), infatti tutte le scene di azione sembrano statiche, piatte e quasi comiche. Ma per tutto il resto, come si suol dire, ci sono i Dodson. Così come nella gestione dei colori, impossibile non notare lo stacco cromatico tra il mondo del libro, piatto, risalente, arcaico, e quello reale: vivo, vibrante, luminoso. Uno dei problemi sicuramente da tenere sott’occhio è la proclività di Fraction nell’annoiarsi facilmente durante le sue storie, facendo anche pause di mesi fra un numero e l’altro, speriamo perciò che questo iato di un anno sia stato solo una casualità e non la regola futura, abbiamo già chi si prende anni sabbatici per pigrizia (vero Brian K. Vaughan?). Apprezzabile poi la scelta di Clayton Cowles, il letterer, di dare risalto alla disabilità di Claire nelle vignette, sicuramente una cosa non da poco. In chiusura, tornando all’idea pulp del Fraction, nel definire Adventureman (pur senza una chiara cognizione di causa), sarebbe forse meglio definirlo un mistery tale con innesti diesel-punk (uno spin-off autorizzato del ben più fortunato steam-punk), di qui il riferimento più sopra a Lady Mechanika.


Inutile dire come Adventureman sia un buon libro, una buona storia, nulla di memorabile ancorché del tutto non originale, ha i suoi momenti top e altrettanti momenti nay. Apprezzabile tutto il comparto artistico, la gestione delle scene un po’ meno, specie nei momenti caotici (e ce ne sono molti, mi ricorda Bagley da questo punto di vista), Lo stesso abbiamo detto per la scrittura, un 6 al 7, dato che Fraction passa, quasi senza rendersene conto, dal dare le briciole al lettore per poi buttarci i “panetti di burro in gola”. Sarà il futuro a dirci se questa sarà l’ennesima buona opera del nostro Fraction, questa volta in salsa detective dell’ignoto, oppure un libricino per passare il tempo, tra un caldo afoso o un inverno dirompente (almeno qui dove sto io). In ogni caso, dato il ricordo, vado a ripescarmi la sua run su UXM, giusto per vedermi la Pryde disegnata dai Dodson, mica per altro.

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