• Dom. Set 26th, 2021

M. Night Shyamalan torna con Old, un thriller un po’ moscio ma decisamente inquietante

M. Night Shyamalan ha la capacità di rendere sinistre le inquadrature di qualsiasi cosa, proprio per il modo in cui muove la telecamera. In questo caso addirittura delle palme, in questo Horror senza azione ma che lascia un brivido continuo di angoscia lungo la schiena.

Old si apre con una sequenza che potrebbe sembrare normalissima: la danza delle fronde su di un cielo luminoso, dove la cinepresa poi si sposta sulla famiglia in vacanza che attraversa la strada sottostante. Il solo modo con il quale si muove la camera ci fa pensare quasi che gli umani stiano per affrontare qualcosa di grottesco, foraggio per l’horror di buon livello che ci attende.

Shyamalan è sempre stato eccezionale a livello granulare: realizza inquadrature che permettono di entrare nella mente dei personaggi, o nel caso di questo nuovo film, decisamente al di fuori di essa.

Ma cosa succede in questo film? In breve, si racconta di una vacanza tropicale, che si trasforma in un orribile incubo. Priska e Guy sono i genitori di una normalissima famiglia. La famiglia visita una spiaggia appartata, che in qualche modo sta facendo invecchiare rapidamente i componenti riducendo la loro intera vita in un solo giorno. La trama è in ogni possibile senso lineare: da quando la famiglia scova online il resort dove alloggerà, non ci sono flashback né flash-forward. La storia assume una sola direzione e un solo verso.

Trama e intensioni del regista

Poche cose sono più deliziose di un film con un grande, semplicistico – per non dire banale – concetto che va dritto al punto. Complotto? Chi ne ha bisogno! Sviluppo del personaggio? Non necessario. A Shyamalan basta che lo spettatore sia in tensione. Stavolta, per riuscirci, ha usato uno dei peggiori cliché e, inaspettatamente, non è stato così terribile come mi aspettavo. Old affida gran parte della sua durata a questo tipo di scorciatoia. Non c’è molto di più da dire sulla sinossi se non che è un film in cui il problema è l’invecchiamento improvviso e incontrollabile che affligge i personaggi, preoccupati di capire come evitarlo. D’altronde basterebbe osservare attentamente il Titolo e la Locandina.

Ma vediamo come si evolve la trama: i genitori hanno i classici problemi di coppia che lo spettatore, proprio come un figlio, non riesce a capire nel dettaglio, ma intuisce dalle discussioni i cui argomenti sono chiari solo agli interlocutori. C’è da fare un’interessante riflessione sul linguaggio in quanto parallelamente uno dei due figli della coppia fa amicizia col figlio del Manager del Resort: i due ideano un linguaggio personale e unico. Quindi, allo stesso tempo, anche i due bambini comunicano in una maniera che solo loro possono comprendere. C’è un pizzico di malinconia e intimismo nel tema del linguaggio che, tanto quanto unisce può quindi dividere. I due fanno molti progetti sul futuro, ma il giovane rampollo sa che anche lui sarà di passaggio: e i progetti dei due amici hanno un sapore agrodolce, ambiguo: il futuro viene raccontato con gli occhi sognatori di due bambini che si scontreranno col tempo che passa. È tanto espressione di dolcezza quanto di malinconia. Il Film sembra voler raccontare, più che ogni altra cosa, le percezioni.

Il Manager consiglia quindi alla famiglia una “spiaggia speciale” e la famiglia decide di avviarsi: qui è curioso vedere il cameo dello stesso Shyamalan, che guida il motoscafo che porterà i protagonisti (c’è un’altra famiglia oltre a quella dei protagonisti) nel luogo dove il nucleo della trama si dispiegherà. Dopo un percorso intricato tra rocce e scogli le due famiglie arrivano alla spiaggia. Anche qui vediamo come è il movimento di camera a creare tensione, ancor più di musica e fotografia.

Il climax di tensione

I primi personaggi che le famiglie incontrano sono un Rapper chiamato Half-Sliced Sedan (si, bussola tagliata a metà!) e la sua compagna. Dopo le occhiatacce che il padre della seconda famiglia gli lancia, verrà rinvenuto il cadavere della compagna. Il sospetto cresce assieme al panico, ma Half-Sliced Sedan sostiene che entrambi soffrissero di sclerosi multipla. Nel corso della trama vediamo che ogni personaggio ha un particolare problema di salute. La trama come dicevo è lineare, e se anche si tratti di una riflessione sul tempo, il regista non gioca minimamente coi tempi della storia. La narrazione è tuttavia serrata, avvincente. Nonostante succedano una serie di avvenimenti secondari e poco interessanti, si sente il battito aumentare: si percepisce che c’è un qualcosa che deve succedere.

Ed ecco che gli adulti sull’isola si rendono conto che i loro figli sono tutti cresciuti. Cresciuti troppo e a ritmi eccessivi. Sono tutti sconvolti. Episodi di violenza si succedono: Half-Sliced Sedan viene ferito in una colluttazione e si rigenera subito. Gli effetti speciali sono ben resi. Anche i problemi di salute, fisica e psichica, di ogni personaggio si ingigantiscono a vista d’occhio: Priska, malata di tumore, verrà operata in loco. Questo perché la sua metastasi, che lei voleva tenere nascosta, cresce a vista d’occhio: operarla è difficile perché si rigenera a velocità inaudite. L’operazione riesce: la scena del tumore pulsante nella mano del personaggio che salva Priska è molto ben resa. Un piccolissimo occhiolino al B-Movie, che evidentemente Shyamalan conosce e apprezza ma che non vuole riproporre nelle sue pellicole.

Dopo questo avvenimento i personaggi sono meno rabbiosi e decidono – finalmente – di interrogarsi sull’accaduto invece che inveire l’uno contro l’altro. Le riflessioni però durano meno di quanto mi aspettassi e le conclusioni sono incomplete: i personaggi, nonostante il tentativo di dar loro spessore, restano più simili a “maschere” che a persone effettive. Ma probabilmente non è su questo che il regista vuole puntare. Il film è tutto incentrato sulla spettacolarizzazione di un concetto basilare: i due figli tornano e lei è incinta, partorisce dopo un’ora, il bambino nasce morto e si decompone in pochissimo tempo. M. Night Shyamalan forse non ha realizzato che uno spettatore medio che conosce l’horror ha già visto molte scene spaventose nella sua vita, o forse non gli interessa, fatto sta che con personaggi inconsistenti e una trama per nulla originale ha deciso di puntare il tutto per tutto sulle inquadrature e le scene sensazionalistiche.

Infatti il gruppo riflette e, non si sa bene come, riesce a calcolare il rapporto dello scorrere del tempo nell’isola (1 giorno equivale a 50 della vita reale) e a capire che sono proprio le rocce che avevano attraversato a creare questo bizzarro effetto sull’invecchiamento. La situazione si fa dunque terribile: le cellule vive sono affette. I capelli non crescono, ma le metastasi sì. I bambini sostengono di vedere il mondo con colori diversi. Il Climax continua ma vorrei evitare ulteriori spoiler. Con episodi violenti, le storie dei personaggi si accartocciano su loro stesse. Oltretutto, chiunque cerca di attraversare le rocce sviene e si scopre esserci un inquietante personaggio che li sta riprendendo.

(from left) Guy (Gael García Bernal) and Prisca (Vicky Krieps) in Old, written for the screen and directed by M. Night Shyamalan.

Il disvelamento della trama nel finale – che non rivelerò – è abbastanza coerente con corso della sceneggiatura, e anche i camei sono molto di classe. Tuttavia il film non riesce ad essere un capolavoro. Ineccepibile nella tecnica, pecca di virtuosismo: i dettagli di regia sono inseriti senza contesto, non preannunciano alcun evento né spiegano alcun ché, sono eccessivamente presenti. Forse vogliono creare suspense, ma se la trama è così semplice è veramente difficile crearne più di quanto il regista abbia fatto. C’è molto lavoro con la telecamera circolare e sui primi piani, senza stacchi, si presume infatti che a posteriori Shyamalan abbia voluto lavorare sui personaggi. Personaggi che, purtroppo, risultano però posticci e poco tridimensionali, vanificando questo lavoro di regia. Molto toccante la riflessione sul tempo che coinvolge i due bambini e la loro amicizia e che, oltretutto, sarà portante ai fini della trama.

Temi e basi dell’opera

C’è da dire che “Old” trae la propria storia dal fumetto Castello di sabbia del regista e scrittore francese Pierre Oscar Lévy e dal disegnatore Frederik Peeters. Alla base della riflessione e di questa riproposizione cinematografica c’è la solita fascinazione verso ciò che non si conosce. Infatti ormai abbiamo ben capito che è l’enigma, il mistero irrisolto che continua a presentarsi, ad essere una delle tematiche che ossessiona la poetica del regista. Shyamalan si approccia ai temi dei propri film raccontandoli a mo’ di scatola cinese, leggermente confusa. Qui si cerca di esplicare il concetto del mistero in sé, peccato che si cerchi di racchiudere in tutto questo anche il percorso dell’esistenza umana, il tutto condensato in un’ora e cinquanta di Film. L’opera è ambiziosa ma non riesce pienamente nel suo intento. Il tutto è poi avvolto dall’importanza di avere qualcuno accanto (in particolare la famiglia), e del sentire di aver trascorso un’esistenza felice, che sia stata breve o più lunga possibile. Anche questo, un tema visto e rivisto.

Conclusione

In definitiva e inaspettatamente, il film funziona. Canonico, standardizzato, ma funziona. Il ritmo serrato è perfettamente in grado di trasmettere tensione e c’è un arco narrativo classico, un climax che sfocia nella violenza e la giusta dose di morti. C’è esattamente tutto quel che deve esserci in una classica “polpetta” di Horror. Niente più e niente di meno. La fotografia è estremamente satura e probabilmente si ricollega ai vari dialoghi sul colore che il regista fa fare ai propri personaggi, ricalcando appunto un discorso sulla percezione che, se solo avesse voluto approfondire, avrebbe sicuramente reso il tutto più interessante.

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